Langhorne Slim - When the sun´s gone down

Langhorne Slim

When the sun´s gone down

2005 - Narnack / Goodfellas

27/09/2005  |  di Christian Verzeletti

Ha un nome, anzi un soprannome, che sembra quello di un bluesman. E del blues ha più di una fattezza a cominciare dall’approccio radicale e acustico, imperniato su pochi strumenti.
“When the sun´s gone down” non è proprio la sua prima registrazione, ma può essere considerato l’esordio dell’anno per come “spacca” invertendo le attuali tendenze: niente lo-fi, niente cantautorato malinconico e dolente. Nel giro di trentasei minuti ci sono quindici canzoni infangate del terricico del Mississippi, solo seccato un po’ più a Nord, impastato con l’erba secca e stopposa del country e inframezzato da qualche pietra dura da rimuovere, manco fosse punk.
Il primo impatto è tanto scarno e frontale da pensare ad un demo, registrato in cantina o magari proprio nel backporch della casa in legno che campeggia in copertina: a determinare la forza del suono non è però la qualità della registrazione, ma l’esecuzione dello stesso autore. Da solo o accompagnato (banjo, pedal steel, organo, piano e poco altro), Langhorne Slim impone le sue interpretazioni fregandosene di quanto voce e strumenti suonino puliti ed equalizzati.
Il suo slancio e la presenza di un De Lorenzo rimandano ai Violent Femmes, ma nel suo furore c’è un sorriso mai domo, che non si smorza neanche per prendere fiato e che può rimandare ad un Jonathan Ritchman nelle sue migliori esibizioni dal vivo.
Pezzi brevi ed immediati, che saltano fuori dal disco, a cominciare da “In the midnight”, un country battuto e tirato col banjo a sfottere lo stesso bluegrass. Da qui in poi è una sfilza di colpi allo stomaco mirati e diretti come quelli dei Chickasaw Mudd Puppies.
Ma si capisce che questa ragazzotto non sta emulando nessuno, suona per quello che è, senza mai andare sopra le righe neanche quando i pezzi si caricano tanto che sembrano sbraitare liberi. Alla faccia dei tanti cantautori acustici che incantano le scene, lo si può facilmente immaginare seduto con la sua chitarra attraversato da balzi improvvisi e da cori apparentemente sbilenchi, che sono però portatori di improvvisi crescendi e armonizzazioni. Il manifesto del disco è “Checking out”, un pezzo che riassume tutto il folle coraggio e la coscienza di Langhorne Slim: già in questo primo lavoro è possibile riconoscere un carattere distintivo negli slanci vocali e strumentali che a più riprese percorrono le canzoni.
Non hanno la stessa tensione i pezzi più lenti, che si accontentano di un canto biascicato, ma anche qua è come se questo ragazzo avesse ingoiato in un sol boccone tutte le lezioni del folk, compresi i dischi del primo Dylan e i film dei fratelli Cohen.
Definirlo rurale, agreste o primordiale è un eufemismo perché “When the sun´s gone down” non merita di essere minimizzato.
Meglio aprire le orecchie e non preoccuparsi se alla fine del disco ci si ritrova messi k.o. da una svaccata “I love to dance”, con tanto di fisarmonica, trombone e coro.
Lui è lì che vi guarda col suo faccione e vi chiede bonario: “Non vi avrò fatto male?”


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Track List:

  • In the Midnight|
  • Set Em Up|
  • Mary|
  • Sisterhood|
  • Electric Love Letter|
  • And If It´s True|
  • Hanshaw Shuffle (Drunken Horse)|
  • Drowning|
  • I Ain´t Proud|
  • Loretta Lee Jones|
  • By the Time the Sun´s Gone Down|
  • Hope and Fullfillment|
  • I Will|
  • Checking out|
  • I love to dance

A Buzz Supreme Pyxel.it Mk Records http://www.protosound.net Marte Live