C’è talmente tanta ansia da prestazione attorno ai musicisti, soprattutto quelli giovani, che spesso chi viene acclamato al primo disco è già bruciato al secondo. Certo, è sempre stato così, ma almeno un tempo (ah, un tempo!) si attendeva il fatidico terzo album per emettere un giudizio definitivo.
Oggi invece si rischia che anche un disco, tutto sommato discreto come questo omonimo di Langhorne Slim, si tramuti già in una prova del nove, in un dentro-fuori da un ambiente sempre più ristretto: dentro o fuori dal mercato, dal giro che conta, dalla scena folk come da quella indie, dalle grazie della critica ecc.
Il fatto è che Langhorne Slim ha fatto un disco senza tentare di bissare il successo di “When the sun’s gone down”, senza sfruttare le altisonanti etichette che in molti gli avevano affibbiato solo tre anni fa.
Mancano quei sapori agresti che tanto erano piaciuti al pubblico folk dell’ultima ora e ai fans di Devendra Banhart, mancano quei bozzetti e quel piglio sbarazzino che avevano fatto saltare in piedi anche il pubblico indie. Ma c’è dell’altro in queste canzoni, come c’era in fondo in quelle di “When the sun’s gone down”.
Indubbiamente Langhorne suona più addomesticato, con più mestiere e meno ispirazione, ma bisogna riconoscergli il tentativo di far crescere la propria musica e di completarsi come musicista: in questo senso vanno intese la maggior cura in fatto di produzione (Brian Deck e Sam Kassirer) ed un uso di una strumentazione più ampia. Fisarmonica, wurlitzer, organo, vocals, fiati e violoncello danno quei colori che mancano a più di una traccia, rendendo comunque il risultato piacevole e frizzante quanto basta.
Langhorne Slim offre canzoni dai testi semplici meno “strappate”, sia alla chitarra che alla voce, ma continua a punzecchiare passando da un soul straccione ad un country lento, da un bluegrass canticchiabile ad una western song tiepida. Non ci sono pezzi eclatanti, ma la scaletta è più che onesta dall’iniziale “Spinning compass” alla conclusiva “Hummingbird” e non dubitiamo che qualche brano potrebbe prendere strani sviluppi e sorprendere dal vivo.
Magari tra qualche tempo proprio questo disco – per alcuni un flop o una cocente delusione - potrebbe rivelarsi la prova che Langhorne Slim non è stato una meteora. Ma solo un musicista che aveva bisogno di crescere.
Track List: