Lake Street Dive - Lake Street Dive

Lake Street Dive

Lake Street Dive

2010 - Signature Sounds

Americana Roots

16/05/2011  |  di Claudio Giuliani

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Disco, questo dei Lake Street Dive, dal sound contaminato, scassinatamente indeterminabile: un cd che allaccia nelle proprie curvature spunti & scaglie indie-pop, jazz, Americana-grass, bluesy-soul, rock’n’roll… una stramberia apparentemente sregolata e squilibrata che mi riporta come atteggiamento agli N.R.B.Q. ma che implica una buona dose di competenza e di idee. Non è un disco facile, richiede un ascolto ripetuto e attento ad ogni sfumatura per penetrarne le increspature e scoperchiarne la lodevole molteplicità luminescente che vi si racchiude.  

Il gruppo è composto da Rachael Price (lead vocal), da Mike “McDuck” Olson (guitar & trumpet), da Bridget Kearney (acoustic bass, background vocals) e da Mike Calabrese (drums, percussions set, piano, background vocals); attorno ai quattro amici c’è di volta in volta una compagine di ausiliari con violini, sax, tromboni, fisarmoniche, chitarre e tastiere. Nei propri background la band ha un po’ di frequentazione presso il dipartimento dei corsi di jazz al Boston’s New England Conservatory, l’idea di tingere le country & western songs con squinternate tinture avant-garde style, la passione per la british invasion of ‘60s e lo sfondo motown; manifestando fin dai suoi primi passi un’inventiva alternativa e una creatività inconsueta. Una dissennata voglia di sperimentare atmosfere non paludate, ma rigogliosamente intraprendenti e ingegnose che affiorano già con lo stimolante esordio lisergico  di In This Episode (2007), un disco ricco di sollecitazioni arruffate che ha aperto le porte al seguente Promise Promise (2008) dove si espandevano febbri impressioniste e sortilegi investiganti le sfaccettature di cristalli sonori dalle cento facce.  

A chiudere il cerchio arriva oggi questo amabile Lake Street Dive, un album foriero di suggestioni surrealistiche, dardeggiante malie attraenti e affascinanti dove sonorità indie-pop incrociano angolature jazz e inciampano ruzzolando su un tappetino di ballads bluesy-soul, disseminando in giro monetine alternative/rock. Don’t Make Me Hold Your Hand è una ballad dai toni vespertini dominata dal contrabbasso, in Henriette schiumano fuori umori funky’n’roll, ma sono tracks come My Heart’s In Its Right Place e I Don’t Really See You Animore o la serafica Neighbor Song quelle che ci affascinano maggiormente con un incedere rilassato e la tromba a disegnare trame emozionali. Miss Disregard e la nervosa Got Me Fooled hanno torchiature dinamiche mentre nell’agile Elijah e compaiono magnetismi ritmici accattivanti

Tra le perle del cd indichiamo la notturna e quieta Funny Not To Care e la conclusiva My Speed, song ricolma di charme con un bel solo di chitarra e un’atmosfera graziosa; poi, dopo una pausa silenziosa, spunta fuori una fascinosa untitled hidden track dal profilo adorabile... That’s all good music!

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Track List:

  • Hello? Goodbye!
  • Donīt Make Me Hold Your Hand
  • Henriette
  • My Heartīs in its Right Place
  • I Donīt Really See You Anymore
  • Miss Disregard
  • Elijah
  • Funny Not to Care
  • Neighbor Song
  • Got Me Fooled
  • We All Love the Same Songs
  • Donīt Make Me Hold Your Hand (Reprise)
  • My Speed

Marte Live Mk Records Musica contro le mafie A Buzz Supreme