Terzo lavoro della saga enciclopedica dei Crimson; concepito nello
stesso anno (!) di "In the wake of the Poseidon",
Lizard è sicuramente uno dei capitoli più eccentrici
e trasformisti di Fripp & C.
Forse troppo semplice e minimale per essere immediatamente compreso,
disarmante per la fantasticheria ed arte con cui viene creata
lŽunione dei numerosi strumenti (elettrici e non), lŽalbum è
avvolto da unŽaurea di estrema raffinatezza e sperimentazione
che lo caratterizza in tutte le sue tracce.
Raffinatezza, non vi è altra parola che meglio descrive
questa straordinaria miscela tra il percorso sperimentaleinnovativo
dei Crimson e melodie degne di unŽopera classica.
Si parte con "Cirkus", oltre 6 minuti di malinconia
musicale, artisticamente interrotta sul finale dallŽingresso
dei fiati sotto lŽincessante marcia ritmica di McCulloch, a
scandire "lŽingresso dei camaleonti"; si prosegue
lŽascolto con "Indoor games", un vero e proprio gioco
di entrate e uscite di scena degli strumenti più svariati,
allŽapparenza come divertiti da questo alternarsi come spensierato,
che si conclude con una sonora risata a precedere lŽascolto
di "Happy family", in cui sembrano elevarsi ritmi
e sensazioni, esasperate da contemporanei sbalzi dŽumore delle
melodie, supportate con straordinaria bellezza dallŽasincronia
ritmica che tanto ha contraddistinto i Crimson; con "Lady
of the dancing water" trova il suo spazio anche la dolcezza,
pur velata da una sottile malinconia, che esplode però
in tutte le sue forme nella lunga cavalcata finale, "Lizard",
in cui si riescono però ad intravedere alti momenti di
poesia musicale, gioia e grande capacità tecnico strumentale.
EŽ proprio al termine dellŽascolto di questo emozionante e difficile
album che ci si rende conto di quanto sia sbagliato e complicato
cercare di considerare e descrivere singolarmente le sue singole
tracce che sembrano unirsi in un unica suite, mostrando unŽalternarsi
di sensazioni e stati dŽanimo, a volte malinconico, a volte
entusiasta, ma comunque sempre sicuro della veridicità
della sua espressione..; mi fa proprio pensare alla vita di
unŽartista circense, che riflette sulla sua esistenza così
particolare e girovaga, sempre nuova e mai stabile, una continua
e solitaria riflessione che si placa soltanto nel momento in
cui è totalmente coinvolto dalla propria espressione
artistica.
DIFFICILE MA IMPERDIBILE