King Crimson - Happy with what you have to be happy with

King Crimson

Happy with what you have to be happy with

2002 - SANCTUARY RECORDS

15/05/2003  |  di Christian Verzeletti

I King Crimson sono come quelle creature ermafrodite che si riproducono da sole.
In natura questi esseri generano da sé la propria prole, simile e diversa, dotata delle stesse caratteristiche asessuali e indipendenti. Così è per il gruppo che fa capo a Robert Fripp, capace negli anni di riprodursi in molteplici forme uguali e differenti, provenienti da una medesima ed unica cellula.
Attraverso un procedimento che è tanto organico quanto scientifico, i King Crimson continuano il loro percorso discografico con questo EP, che precede l’annunciato “The power to believe”.
“Happy With What You Have To Be Happy With” potrebbe essere considerato come un essere ancora alla fase embrionale, ma ha già una sua fisionomia composta di dieci pezzi, che lo rendono più vicino ad una creatura neonata. Da una parte ci sono quattro composizioni strutturate e dall’altra sei tracce che fanno da intro o da coda, in uno stato che è proprio di protuberanze piuttosto che di organi veri e propri.
Non è che le quattro composizioni si possano dire definite, perché nulla in corpo ai King Crimson lo è, ma sono dotate di tessuti molto più compatti rispetto alle parti vocali di “Mie Gakure” e di “She Shudders”. Eppure, avvicinandosi a questa creatura, ci si rende conto di come anche queste siano necessarie: le voci di “Bude” fanno da intro all’impatto della title-track, che incute timore a suon di chitarre, ma che ha qualcosa di commovente nel suo sguardo per via di qualche coro beatlesiano.
Allo stesso modo le percussioni e i tocchi umorali di “ShoGaNai” non sono che l’estensione dell’acustica “Eyes Wide Open”, mentre il prog-blues di “Potato Pie” è un pop appesantito in cui sono condensati molteplici suoni e concetti.
Capire il senso delle pubblicazioni dei King Crimson non è sempre cosa facile, ma stavolta sembra proprio che il quartetto, qua formato da Adrian Belew, Robert Fripp, Trey Gunn e Pat Mastellotto, abbia voluto svelare per sommi capi la catena del proprio DNA. In un epoca in cui qualunque attesa ed anteprima viene vanificata dalla distribuzione pirata in rete, “Happy With What You Have To Be Happy With” è un EP da ammirare per la sua volontà di suggerire gli sviluppi del processo creativo all’interno dei King Crimson, in studio e anche dal vivo, con l’ennesima versione di “Larks’ Tongues In Aspic”.
Emblematica è la conclusiva “Clouds”, un succedersi di frammenti, che si susseguono come spermatozoi disorientati, dal pop all’hard, dal progressive all’orchestrale, senza sosta e senza alcuna amalgama. Forse è questa eccessiva accumulazione che rende così lungo e complicato il lavoro di formazione, (ri)produzione e pubblicazione della band.
Ma, dopo tanti dischi live, stavolta c’è una nuova creatura che attende solo di essere accolta e accudita.


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Track List:

  • Bude|
  • Happy With What You Have To Be Happy With|
  • Mie Gakure|
  • She Shudders|
  • Eyes Wide Open|
  • ShoGaNai|
  • I Ran|
  • Potato Pie|
  • Larks’ Tongues In Aspic (Part IV)|
  • Clouds

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