Kelly Joe Phelps - Tunesmith retrofit

Kelly Joe Phelps

Tunesmith retrofit

2006 - Rounder

07/11/2006  |  di Christian Verzeletti

“Tunesmith Retrofit” sembra voler inaugurare una nuova fase nella carriera di Kelly Joe Phelps. Non tanto perché il disco esce per la Rounder e interrompe il duraturo legame con la Rykodisc, quanto piuttosto per il sostanziale cambio stilistico messo in atto con queste canzoni.
Chi ha seguito la carriera di questo chitarrista nordamericano sa come Kelly Joe Phelps abbia passo dopo passo sviluppato un modo di suonare capace di coniugare la profondità del folk-blues con un’inedita intensità strumentale. Grazie ad un approccio sobrio ed elevato ha coltivato una voce propria, che ha trovato la sua migliore espressione nel 2003 con “Slingshot professionals”, disco a cui tra gli altri collaborava Bill Frisell a prova delle altezze raggiunte.
Da allora Phelps si trova in una fase d’imbarazzo, come se la strada davanti a lui non si dipanasse più in modo così nitido: ascoltato oggi, il live “Tap the red cane whirlwind” appare una pausa di riflessione solitaria in vista di un passo che si rivela alquanto incerto.
“Tunesmith Retrofit” è infatti un album fortemente cantautorale in cui viene quasi del tutto abbandonato quel lavoro sugli arrangiamenti che aveva reso tanto personale la musica di Phelps. Forse non sapendo come proseguire la propria ricerca strumentale, l’autore ha preferito concentrarsi sui toni già riflessivi della sua scrittura producendo così un album che lo colloca sul piano di tanti altri songwriters.
Si tratta di una prova d’autore senza però motivi di spicco: il fingerpicking è ridotto al minimo, limitato a qualche arpeggio d’accompagnamento, e le canzoni appoggiate su qualche filo di violino, fisarmonica e tastiera (organo, wurlitzer, melodica).
I brani sembrano poi adagiarsi su un songwriting maturo senza produrre veri motivi di rilievo e finendo per tradurre in monotonia la loro caratteristica sobrietà.
C’è qualche passaggio discreto, suonato in trio con il basso di Keith Lowe e le spazzole di John Raham, ma sono ombre di quanto fatto in passato o bagliori di una luce troppo fievole come nella strumentale “Macdougal”.
“Tunesmith Retrofit” è un disco troppo posato e non basta nemmeno la comparsa del banjo prima nell’esercizio interlocutorio di “Scapegoat” e poi in “Handful of arrows”, che è l’unica traccia capace di un minimo di tensione, forse perché dedicata al compianto Chris Whitley.
Rinunciando alle sue ascendenze strumentali e concentrandosi sulla canzone nella sua forma più semplice, Phelps finisce per scivolare in un terreno anonimo in cui non è in grado di distinguersi.
Più che una caduta in basso, il suo è un livellamento inatteso.


Condividi:


Track List:

  • Crow´s Nest|
  • The Anvil|
  • Spanish Hands|
  • Plumb Line|
  • Scapegoat|
  • Big Shaky|
  • Tight to the Jar|
  • Macdougal|
  • Loud as Ears|
  • Red Light Nickel|
  • Handful of Arrows|
  • Tunesmith Retrofit

Marte Live A Buzz Supreme Mk Records http://www.protosound.net Pyxel.it