Kathleen Edwards - Back to me

Kathleen Edwards

Back to me

2005 - ZOE RECORDS

09/06/2005  |  di Christian Verzeletti

Aveva esordito in modo convincente con “Failer”, un disco che già dal titolo era un piccolo manifesto di un rock solitario e desolato, tipico della provincia americana. Subito Kathleen Edwards aveva dato l’impressione di essere al di sopra dell’ordinarietà del roots e dell’alt-country con una manciata di canzoni essenziali e senza fronzoli.
Ora con “Back to me” dimostra di aver scelto la strada giusta e di avere la continuità necessaria per percorrerla fino in fondo. Questi undici pezzi proseguono infatti sulla linea di mezzeria di un rock semplice e calibrato, in cui strumenti e interpretazione viaggiano all’unisono, cercando un passo comune più che impennate e scatti improvvisi.
Se all’esordio la ragazza aveva dimostrato personalità appoggiandosi soprattutto su un’interpretazione malinconica e sofferta, in equilibrio tra Lucinda Williams e Neil Young, ora è evidente quanta convinzione e sicurezza abbia acquistato. Merito di due anni in più d’esperienza e di un buon numero di concerti, ma anche di un gruppo di musicisti che si è compattato in un suono più rock: non a caso a produrre è Colin Cripps, ancora più presente in veste di chitarrista, a conferma della raggiunta unità d’intenti.
“Back to me” è un disco omogeneo che ha un tasso rock concreto: il canto, come gli strumenti, si muove in modo conciso, sostenuto nelle sue flessioni dalla pedal steel di Eric Heywood e dalle keyboards, soprattutto organo e piano, di Benmont Tench.
Le canzoni continuano a vivere di malinconia e di profonde amarezze, ma guadagnano anche nuove asperità: gli archi e lo xilofono in “Old time sake”, i fiati in “Somewhere else”, ancora gli archi in “Copied keys” e una fisarmonica in “Good things”. Si tratta di sottili variazioni che confermano la Edwards come cantautrice completa, con le idee chiare: gli arrangiamenti infatti non snaturano le canzoni ma contribuiscono a collocarle in modo ancora più preciso e teso in un ambiente desolato, in cui sentimenti e oggetti sono fermi, consumati dalla vita e da un passato che ha lasciato solo cicatrici.
Alla luce di questo disco, si può ormai dire che la Edwards si è costruita un paesaggio sonoro coerente con la sua scrittura: “highways and sidestreets and backlanes” costituiscono uno scenario, in cui una figura di donna (la sua), con abiti consunti e sguardo abbandonato, è protagonista di attese disperate. Tutto è suonato e cantato con umiltà: anche negli episodi che girano di più, le interpretazioni sono cariche di amarezza, di una consapevolezza che diventa fiera in “Independent thief” e rabbiosa nella title-track per come si rivolge al mondo esterno, per lo più maschile.
L’apice è raggiunto con “Pink Emerson radio” e con“Away”, ma è tutto il disco a procedere con maturità e regolarità, senza alcun cedimento.
Continuando su questa strada, Kathleen Edwards ci regalerà presto uno di quei dischi da ricordare come un capolavoro minore.


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Track List:

  • In State|
  • Back to Me|
  • Pink Emerson Radio|
  • Independent Thief|
  • Old Time Sake|
  • Summerlong|
  • What Are You Waiting For?|
  • Away|
  • Somewhere Else|
  • Copied Keys|
  • Good Things

Kathleen Edwards



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