Urram<small></small>
World − Folk − Gaelic

Karen Matheson

Urram

2015 - Vertical Records / IRD
01/03/2016 - di
I cinquant`anni sono spesso una data significativa, nel percorso di una persona. Quando i cinquant`anni sono segnati anche dalla perdita dei genitori, la data diventa epocale, uno spartiacque fra passato e futuro, un passo nel tempo sospeso fra due dimensioni, il ricordo e l`attesa, in cui il primo è molto più ricco della seconda.

Karen Matheson, al volgere dei cinquant`anni, ha vissuto questo lutto; ma ad un`artista sensibile e umanamente ricca come lei, l`evento ha dato un ulteriore impulso creativo, e l`ha spinta a riflettere sul passato, proprio e del popolo di cui da decenni canta sogni, lotte, storie piccole e grandi. Gli scozzesi Capercaillie, di cui Matheson è la (bellissima) voce, hanno sempre rappresentato un punto di riferimento per gli amanti non solo della musica gaelica, ma anche di una world music dalle sfumature sempre nuove e attuali. Con Urram, il quarto disco solista della Matheson, il primo interamente in gaelico, il discorso si fa ancora più intenso e articolato.

Sul suo sito, Karen guida l`ascoltatore nel viaggio del disco, spiegandogli le motivazioni che l`hanno indotta a muoversi, con circospezione, attenzione, rispetto appunto (Urram significa proprio rispetto), nel passato della storia scozzese, come sfogliando un antico album di ricordi familiari. Ogni brano, interpretato con passione dalla cantautrice, contiene una storia piccola, che rimanda alla storia grande di un popolo indomito e flagellato da eventi funesti, dai quali è sempre emerso più forte di prima.

Matheson si ispira alla musica delle Isole Ebridi, respira atmosfere contemporanee e di oltreoceano, e ricama i suoi racconti traendo spunto dal materiale presente nella prestigiosa School Of Scottish Studies, rielaborato attraverso ricordi della propria famiglia ed accostato ad eventi attuali (come in Urnaigh A ‘Bhan-Thigreach , in cui la carestia in Etiopia è sorprendentemente legata a quella che ha colpito Irlanda e Scozia nel secolo scorso).

Ma le sorprese non finiscono: troviamo nel disco un suonatore di kora, Seckou Keita, uno di sarod indiano, Soumik Datta, un ensemble di archi, l`armonica di Brendan Power, il tutto magistralmente arrangiato dal marito e collaboratore di Karen, Donald Shaw, che qui suona anche il piano, e mixato con un`attenzione particolare all`equilibrio interno, tanto più prezioso, quanto più è delicata la trama di suggestioni e riferimenti ricreata.

Un album di ricordi che non è mai passatista o nostalgico, ma che supera il lutto con lo splendore della musica.

 

 

Track List

  • Gura mise tha gu dubhach
  • A` Bhirlinn Bharrach
  • Ca na dh`fhag thu m`fhichead gini
  • Ci an Fhidheall / Cupair thu
  • Urnaigh a bhan Thigreach
  • Cha teid mor a Bharraigh Bhronach
  • Maol Ruanaidh Ghlinneachain
  • Saoil a Mhor am pos thu
  • Taladh Throndairnis
  • Chuir iad an t-suil a Pilot ban
  • Eilean Fraoich
  • S i nochd a` chiad oidche `n fhoghair
  • Cadal cha Dean mi