Julian Dawson - Bedroom suite

Julian Dawson

Bedroom suite

2004 - BLUE ROSE RECORDS/SELF

18/05/2004  |  di Simone Broglia

Julian Dawson, in procinto di festeggiare cinquant’anni d’età e venticinque di carriera artistica torna sulla scena con “Bedroom Suite”, un album innegabilmente connotato da una forte intensità.
Come tutte le cose dai colori forti colpisce fin dalle prime canzoni: “Dreams like train” è uno di quei pezzi che si riascoltano appena finiscono, grazie alla melodia e al fatto di avere un arrangiamento ben riuscito, mentre il secondo, “One by one”, stilisticamente diversissimo dal primo, ha il ritmo di una quelle ballate che restano in mente. Questi due pezzi che aprono il disco, non solo sottolineano la capacità di Dawson come musicista, ma hanno il merito di creare un’atmosfera da “bedroom suite”, intima, calda, confidenziale e dimessa.
Tutto ciò porta l’ascoltatore a farsi automaticamente confidente di altre storie, frutto di una sapiente rielaborazione di intense esperienze passate e lasciate decantare.
Una riflessione su temi importanti quali gli affetti, i legami della vita, i sentimenti di un artista che ha viaggiato molto: questo è il filo rosso, che le undici tracce esprimono tramite l’introspezione, che guida all’ascolto. Il disco è denso, di quelli che danno da pensare, prima di tutti all’artista stesso: credo sia stato così anche per Dawson che in questo album incontra nuovamente vecchi amici per i quali esprime un particolare ringraziamento come Gran Parsons al quale dedica la canzone tributo “Fast Cars and Rented Beds”.
“Bedroom Suite” è un disco molto “spazioso” in grado di ospitare duetti con le figlie, Clancy e Holly, e una cover come “The Lord loves a Rolling Stone” di Dan Penn e Spooner Oldham.
Album che risulta arioso e duttile dal punto di vista musicale con l’accento posto sul cantautorale, ma strizzando l’occhio a influenze country, folk con inclinazioni diverse, dalle ballate veloci di “Cold Hard Truth” a pezzi fortemente evocativi e sussurrati come con intenti jazzistici come “Dreams like Trains”, a pezzi in cui si sente l’origine londinese.
Il disco risulta particolarmente ben riuscito sotto l’aspetto strumentale degli arrangiamenti: i fiati non sono in esubero, entrano al momento giusto non disturbando l’atmosfera e lo stesso si può dire per il mandolino. Anche l’utilizzo del Wurlitzer è fortemente limitato rispetto all’organo nella cover di Dylan “When I Paint My Masterpiece”, apparsa nella raccolta/tributo al menestrello “May Your Song Always Be Sung”.
Ottimo lavoro, insomma, un disco da gustare.


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Track List:

  • DREAMS LIKE TRAINS|
  • ONE BY ONE|
  • THE GIRL YOU USED TO BE|
  • HOLD ON|
  • AS BEAUTIFUL AS YOU|
  • AFTER THE PARTY|
  • COLD HARD TRUTH|
  • WE DON’T NEED A PRIEST|
  • THE LORDS LOVE A ROLLING STONE|
  • FAST CARS AND RENTED BEDS|
  • WHY DO I DO IT

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