For Better, Or Worse<small></small>
Americana − Country

John Prine

For Better, Or Worse

2016 - Oh Boy Records / IRD
23/10/2016 - di
Non è la prima volta che John Prine pubblica un album di duetti: già nel 1999, dopo aver combattuto vittoriosamente una dura battaglia contro il cancro, pubblicò a sorpresa In spite of ourselves, pregevole raccolta di standard country interpretati in compagnia delle sue cantanti preferite. Diciassette anni dopo, la ristampa in LP dell’album richiede qualche brano in più per riempire la quarta facciata, creando l’occasione per radunare in studio i suoi fidati musicisti insieme ad un’altra bella lista di preferite e imbracciare gli strumenti. Da qui il passo è breve per raccogliere materiale sufficiente alla realizzazione di un altro disco che nasce quindi, senza una programmazione precisa, sull’onda dell’ispirazione del momento. Ormai è fatta recita il titolo con la sottile ironia che da sempre lo contraddistingue, buono o cattivo che sia, prendetelo così com’è! Ecco la genesi di For better, or worse: è lo stesso Prine ad ammettere nelle note introduttive di avere bighellonato un po’ troppo sentendosi quindi in dovere di ringraziare i figli (che partecipano attivamente alla gestione della sua etichetta personale) per averlo saputo coinvolgere nel progetto. Da sottolineare, con un pizzico di scaramanzia, che anche questa è la prima pubblicazione dopo una seconda, vittoriosa, lotta contro la malattia. Sembra proprio che immergersi nelle canzoni più amate, con cui è cresciuto e si è formato, sia per Prine l’elisir di lunga vita. Se questi sono i risultati, non solo l’ottima musica che ci è dato ascoltare, ma soprattutto l’averlo ancora miracolosamente tra noi, più in forma che mai, non possiamo che rallegrarcene.

Non serve davvero presentare John Prine, se non accennare per sommi capi il suo percorso artistico: settanta primavere alle spalle, più di quaranta trascorse ai vertici della musica d’autore americana (debutta nel 1971 con l’album omonimo che può essere tranquillamente considerato il suo capolavoro), venti dischi che compongono un quadro di straordinario valore da conservare nello scrigno degli oggetti più preziosi. L’autore di Sam Stone, Angel from Montgomery, Hello in there, Lake Marie, Picture show, tanto per citare solo alcune delle perle da lui elargite nel corso degli anni, con la sua opera si è meritato un posto di assoluto rilievo tra i più grandi songwriter americani tanto da non avere più nulla da dimostrare. Detto questo, visto che sono ormai passati undici lunghi anni dalla sua ultima prova autografa (Fair & Square risale al 2005), non nego che mi sarei aspettato un disco di inediti che finalmente andasse a colmare il vuoto, invece mi devo accontentare, se così si può dire, di un’altra raccolta di cover. Il rammarico viene però velocemente fugato dalla bontà della proposta non appena se ne assaporano le qualità.

For better, or worse è un viaggio a ritroso nei suoni vintage del country classico di cui vengono per lo più scandagliati gli anni ’40 e ’50, che Prine rivisita dando una bella rinfrescata ai segni del tempo sedimentati su brani certamente (nella loro versione originale) un po’ datati. Il taglio è quello decentrato di chi si scopre performer di lusso nel dare lustro, con la propria sensibilità d’autore, ad un modello ben oliato (nel country il duetto è un ingrediente di sicuro successo). Appaiono inoltre evidenti il divertimento e il piacere di suonare innanzitutto per sé stessi profusi a piene mani in ogni singolo gradino di questa personale playlist che voglio immaginare selezionata scartabellando tra i dischi più interessanti e curiosi della propria collezione.

La sfilata di stelline e regine del country inizia con Iris DeMent, la cui presenza a fianco di Prine è stata la condizione necessaria per la realizzazione di entrambi i progetti: insieme ripropongono, calandosi perfettamente nei rispettivi personaggi, i battibecchi di una moglie assillante e un marito girovago in Who’s gonna take the garbage out e i rimpianti di un matrimonio finito in Mr. & Mrs. Used to be, due hits portati al successo da Loretta Lynn ed Ernest Tubb. È poi la volta di Lee Ann Womack, che come la DeMent compare due volte: una nell’intensa Storms never last dall’album del 1981 di Jessi Colter e Waylon Jennings, l’altra in Fifteen years ago, singolo giunto al primo posto delle classifiche americane grazie all’interpretazione di Conway Twitty. Quest’ultimo è il primo dei brani qui riproposti che non sono stati originariamente concepiti per un duetto, un tocco di originalità conferito dall’abilità interpretativa di Prine. Ecco allora l’honky-tonk, firmato nel 1958 da George Jones, Color of the blues trasformato dalla prestazione superlativa di Susan Tedeschi in uno dei pezzi più saporiti di tutto il disco, ecco la leggera virata verso il pop raffinato e sofisticato di Falling in love again (da segnalare l’interpretazione fatale di Marlene Dietrich) che Alison Kraus rende un po’ troppo sopra le righe con un fare lezioso e sdolcinato, ecco Look at us, il brano più recente del lotto, hit-single del 1991 di Vince Gill, qui interpretato magistralmente insieme a Morgane Stapleton (moglie del talentuoso musicista e produttore Chris Stapleton). Seguono a ruota le ballate Remember me (già registrata, tra gli altri, da Willie Nelson, Ernest Tubb e  Bob Dylan) e Dreaming my dreams (Waylon Jennings, 1974) con la brava Kathy Mattea (anche per lei una bella doppietta), Dim lights, thick smoke con Amanda Shires e Mental Cruelty (Buck Owens, 1961) con Kacey Musgraves.

Ho lasciato intenzionalmente per ultimi i pezzi forti, quelli che mi hanno davvero entusiasmato. I’m telling you è un veloce western swing impersonato con grande feeling in compagnia di Holly Williams, nipote di Hank Williams (di lei dico semplicemente che buon sangue non mente). My happiness cantato in coppia con la moglie Fiona Prine, è un oscuro brano pop interpretato nel 1958 da Connie Francis che Prine ripulisce dalle derive commerciali e riporta in puro ambito country (il pezzo ha anche la particolarità di essere in assoluto la prima registrazione ufficiale di Elvis Presley che lo incise nel 1953). Rimangono due sole ultime gemme in omaggio all’arte di Hank Williams: Cold cold heart, trasformata in duetto con Miranda Lambert in cui viene stemperato quel senso di ineluttabile incomprensione dell’originale aprendo almeno alla speranza di un dialogo possibile, e Just waitin’ cantata dal solo Prine con straordinaria partecipazione emotiva, brano conclusivo dell’album in cui emerge prepotente la sua anima di cantautore.

Il disco mi ha ammaliato, lo ammetto! John Prine è segnato nel fisico, dopo l’operazione alla gola la voce è diventata più scura e profonda (forse proprio per questo più bella ancora), ma conserva intatti serenità ed entusiasmo. Si gode la famiglia, i figli e i nipoti. La vita, nonostante gli ostacoli, sorride ancora. Tutto ciò si riflette nella vitale freschezza di For better, or worse che si colloca di diritto tra le sue opere migliori.

Track List

  • Who`s gonna take the garbage out
  • Storms never last
  • Falling in love again
  • Color of the blues
  • I`m telling you
  • Remember me
  • Look at us
  • Dim lights, thick smoke
  • Fifteen years ago
  • Cold cold heart
  • Dreaming my dreams
  • Mental cruelty
  • Mr. & Mrs. used to be
  • My happiness
  • Just waitin`