Ogni pubblicazione e ristampa del catalogo di John Martyn sarebbe da salutare come una benedizione. Viste poi le condizioni fisiche in cui versa questo grande cantautore (l’amputazione di una gamba e la quasi totale perdita dell’uso di un braccio), c’è da essere grati agli dei finchè ce lo concedono ancora vivo ed attivo.
Va detto però che le BBC Sessions cominciano ad essere una risorsa troppo sfruttata: dopo che l’anno scorso erano usciti un cd (“In session”) e un dvd (“John Martyn at the BBC”), quest’anno è arrivato un’altra doppia raccolta di materiale registrato sempre a Londra tra radio theatre e tv studio.
Queste release, parte di una serie che per il 2007 prevede anche “Live At The Roundhouse” e “The Battle of Medway”, permettono allo scozzese di continuare a proporsi con continuità e offrono l’occasione non solo ai fans di tornare su uno dei grandi della musica, tra l’altro mai abbastanza considerato.
I due cd in questione non aggiungono comunque molto a quanto già noto. Per quanto la scaletta sia diversa e il materiale di alta qualità, queste registrazioni risalgono più o meno allo stesso periodo di “In session” – qua si va dal 1971 al 1981 -: è la fase migliore di John Martyn, quella del trip acustico-psichedelico in cui sfodera tutta la sua tecnica ed ispirazione.
Si fa preferire il primo dischetto, tratto da una performance del 1971 e una del 1977: Martyn si esibisce da solo con la sua chitarra e dà due splendide dimostrazioni della sua “visione”. Prima cattura il pubblico con una manciata di interpretazioni più vicine alla forma canzone, comunque ricche di abbellimenti in fingerpicking e backslap, poi comincia a sviluppare un suono ipnotico costruito con improvvisazioni su wah-wah ed echoplex.
Quanto John Martyn sia in forma ce lo mostra anche una “Singin’ in the rain”, che da una canzoncina con un happy refrain diventa un pezzo variato sulle voci del pubblico. Questa capacità di mutare e dilatare le forme dei pezzi raggiunge poi l’apice con “Man walks inside” e “Inside” e successivamente con “Dealer”, un mantra per esorcizzare dipendenze.
Interessante, ma più nella norma, è invece il secondo dischetto: siamo agli inizi degli anni ’80 e Martyn si esibisce con la band proponendo un suono dalle fattezze più pop-rock. Per quanto ben suonato, il set solo a tratti offre quegli echi e quelle estensioni che hanno reso unico John Martyn: bastano comunque qualche tocco di chitarra e qualche assolo per intuirne l’importanza fondamentale (prendete “Grace and danger” e “Save some” e pensate a Paul Weller oppure a David Byrne).
“BBC Live In Concert” rischia di essere una ripetizione di quanto già pubblicato, ma è un rischio che si corre più che volentieri.