Prima di recensire questo album è doverosa una breve presentazione dell´etichetta che lo ha pubblicato.
Parliamo della Broke and Hungry Records, di St. Louis, Missouri, nata in un juke joint nel 2005 da un´idea di Jeff Konkel e specializzata nel country-blues con l´obiettivo di riportare a nuovo splendore il suono del Delta del Mississippi.(http://www.myspace.com/brokeandhungryrecords).
Il primo album pubblicato, nell´aprile 2006, è stato questo "Back to Bentonia", mentre in seguito si sono aggiunti "Searching for Odell Harris" (già recensito su Mescalina), "Meet me in the cottonfield" di Terry "Big T" Williams e Wesley "Junebug" Jefferson e il recente "Done got tired of tryin´" sempre di Jimmy Holmes, pubblicato negli ultimi giorni.
Bentonia, Mississippi, ha dato alla luce alcuni mostri sacri del country-blues, Jack Owens e Skip James, tanto che si può parlare del Bentonia Blues come di uno particolare sottogenere musicale.
Qui ad esempio è stata sviluppata l´accordatura aperta detta cross note, dalla personalità così forte, intima, in una parola blues così evidente nella produzione di Skip James.
Jimmy Holmes è il proprietario del Blue Front Café, il juke joint che gli ha permesso, negli anni 70, di raccogliere il testimone musicale di Jack Owens e "Back to Bentonia" è l´album di esordio grazie al quale il 58enne Jimmy Holmes oggi ci rende partecipi di quell´eredità.
Si tratta di un album essenzialmente acustico (8 brani su 11) in cui Jimmy Duck Holmes è solo alla chitarra o affiancato dall´armonica. È stato registrato in parte al Blue Front Café e in parte al Delta Recording Studio di Jimbo Mathus a Clarksdale (con Sam Carr alla batteria).
L´album si apre con "I´d rather be the devil" e l´intreccio tra chitarra acustica e l´armonica di Bud Spires ci porta in una torrida giornata nel Delta del Mississippi.
Il suono gonfio di medie della chitarra di Jimmy è lodevole, probabilmente ripreso con un pick-up alla buca, ma il libretto un po´ troppo povero di informazioni impedisce di indagare in modo più approfondito. Sarà per il suono, sarà per la ritmica ben marcata ma i brani con la chitarra acustica sembrano meglio riusciti di quelli con la elettrica, forse a causa della batteria troppo "acuta" o semplicemente per l´intimità dei testi che ben si sposa con lo strumento acustico.
Fatto sta che uno dopo l´altro si succedono i brani suonati con efficace passione fino ad arrivare al finale con la bella “Hard Times” e alla title-track (a onor del vero il brano conclusivo è lo scherzoso “Your buggy don´t ride like mine”, scelta che non condivido).
Quando l´album termina rimane il retrogusto e “Take me back to Bentonia, that´s where I´m better known...” continua a risuonare.
Il giusto equilibrio tra il senso di modernità e l´omaggio alle radici fanno di quest´album un ottimo lavoro, riconosciuto anche dalla critica che lo ha premiato con tre Living Blues Awards, tra cui il miglior debutto e il miglior traditional.
Da conoscere Jimmy Duck Holmes e, se Skip James vi fa venire la pelle d´oca, consiglio ad occhi chiusi anche il recente "Done got tired of tryin´".
Track List: