Jennifer Gentle - Valende

Jennifer Gentle

Valende

2005 - AUDIOGLOBE / SUB POP

21/02/2005  |  di Christian Verzeletti

Lo ammetto: non conosco i precendenti dei Jennifer Gentle.
E, dopo aver ascoltato questo loro nuovo “Valende”, credo proprio che dovrei. Anzi, credo che i Jennifer Gentle li dovrebbero conoscere in tanti, per lo meno parecchi in più di quanti lo abbiano fatto finora.
Non tanto per il fatto che escono addirittura per un’etichetta americana come la Sup Pop – il che è comunque una grossa occasione per farsi conoscere -, ma perché sono un gruppo fantasioso, se non folle, come ce ne sono in giro pochi, non solo dalle nostre parti.
Direi che, per quanto diversi, Marco Fasolo e Alessio Gastaldello hanno in comune con i Mariposa un approccio libero, anzi freak, che permette alla loro musica di aprirsi e di espandersi in modo difficilmente prevedibile. Prendiamo questo disco: comincia con un paio di pezzi di pop-rock schizzato, diciamo tra i Beatles, i Kinks e Syd Barret, e poi si fa sempre più immateriale in una serie di tracce strumentali. Come se i primi pezzi fossero serviti per raccogliere nei polmoni una quantità d’aria necessaria a liberare un susseguirsi di bolle di sapone: la musica dei Jennifer Gentle si solleva proprio così, in modo prima delicato, acustico, per poi scoppiare prorompente ed elettrica effondendo colori.
È un gusto estetico, quindi, che rende interessante il disco, ma anche una capacità di far viaggiare la musica insieme all’ascoltatore, in qualcosa di simile ad un trip psichedelico, che per una volta non è solo una definizione ad effetto: da “Tiny holes” in poi il disco si libera di quel poco che gli rimaneva di indie e di pop e diventa una sorta di suite sempre più eterea, introdotta da scie di cori e arpeggi acustici, con tanto di organo ad aria, canto d’uccelli e rumori acquatici.
La svolta è in “Hessesopoa”, snodo centrale dell’album, da cui tutto arriva e riparte, da cui si può far procedere l’ascolto in avanti o all’indietro: è una composizione che cresce distorta, con dei giri che si accumulano uguali fino a salire uno sopra l’altro e a costruire un climax di grande tensione.
Poi da “Golden drawings” tutto torna ad avvicinarsi alla canzone, da un punto di vista diverso, ormai liberato, tanto che anche l’apparato strumentale impiegato, comprensivo di flauti, kazoo, harmonium, glockenspiel ecc., sembra una scelta logica e naturale, per niente bizzarra.
L’unica cosa che manca a “Valende” è un’edizione in vinile, doppia, magari apribile, con delle forme tridimensionali che spuntano dall’interno, come piante di un rigoglioso giardino.
È chiaro ormai che questa musica tiene sollecitata quella parte del cervello responsabile dell’immaginazione, troppo spesso disattivata a causa del fare e sbrigare quotidiano.
Ed è chiaro che i Jennifer Gentle sono un gruppo da conoscere.


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Track List:

  • Universal daughter|
  • I do dream you|
  • Tiny holes|
  • Circles of sorrow|
  • The garden pt. 1|
  • Hessesopoa|
  • The garden pt. 2|
  • Golden drawings|
  • Liquid coffee|
  • Nothing makes sense

Jennifer Gentle



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