Accedi  |  Crea il tuo profilo
Jefferson Pepper - Christmas in falluja

Jefferson Pepper

Christmas in falluja

2006 - American Fallout Records

14/10/2006  |  di Luca Meneghel

Sono sempre più, dall’inizio della seconda guerra del golfo, gli artisti che nel mondo del rock sentono il bisogno di far sentire la propria voce contro un conflitto che non condividono: il culmine del fenomeno è stato il “Vote for Change Tour”, a sostegno di Kerry (poi sconfitto alle presidenziali), al quale presero parte anche Rem e Springsteen (del quale, sull’Iraq, non possiamo dimenticare “Devils and Dust”). L’antimilitarismo, del resto, è un’assoluta costante nel rock and roll dai tempi del Vietnam e anche Jefferson Pepper, nel suo piccolo (siamo al disco d’esordio, nei negozi a novembre), ha sentito il bisogno di levare la propria voce e commercializzarla attraverso l’American Fallout Records.
Per Jefferson, chiariamo, è difficile dire qualcosa di originale: sull’Iraq è stato ormai detto tutto e anche nel suo disco troviamo inevitabilmente guerra, amore e dolore fusi assieme alla disillusione per un conflitto a suo vedere ingiusto. Qualcosa di particolare, però, riesce ad esprimerlo comunque. Prendiamo la titletrack, “Christmas in Falluja”: non si tratta di cantare la guerra in generale, quanto la più sanguinosa battaglia avvenuta sul suolo iracheno, dieci giorni di assedio ad una città di trecentocinquantamila abitanti; su una musica delicata e con una voce che rimanda al cantautorato classico americano, Jefferson Pepper inscena il monologo di un soldato con parole molto forti (“We came to help the people, it’s not about the oil / I came here to Fallujah with presents in my sack / I bring the gift of freedom through unprovoked attack”, piuttosto che “We’re coming down your chimney with guns and blinding lights”, chiaro riferimento al Babbo Natale che entra dal camino col sacco pieno di doni) ed incisive.
Questa è la linea generale del disco, per gran parte incentrato sull’Iraq e sul Natale (uscirà, dicevo, a fine novembre: attenti a chi lo regalate, è tutto fuorché allegro e la lettura e comprensione dei testi è fondamentale). Musicalmente parlando vi è una grande alternanza di momenti lenti e riflessivi ed altri incentrati su chitarra elettrica, basso e batteria: anche la voce di Jefferson sa calarsi bene nelle diverse parti richieste dai singoli pezzi.
Notevoli, oltre alla titletrack (il cui testo richiederebbe però una musica più incisiva), sono la ruvida e tagliente “M-16”, “Back to 1999” (che esula dalla tematica irachena per mettere in scena un operaio che perde lavoro e affetti), “Deceived” (sulla disillusione di un bambino che scopre l’inesistenza di Babbo Natale) e una classica “Why?” che, tra Dylan e Young, dà voce ad una madre che si chiede perché Dio le abbia strappato il figlio in guerra.
Tiriamo le somme. “Christmas in Falluja” è composto e interpretato da un bravo artista, molto attento alla parte testuale delle sue canzoni e meno originale sul fronte musicale (il disco è comunque ben suonato, anche se certi testi avrebbero richiesto fondamenta migliori); la tematica irachena, ormai logora, si intreccia a quella natalizia: inevitabile, in certe parti, l’eccedenza di pathos. Detto questo, è sempre bene riflettere sulle nostre azioni e ancora meglio se a farci riflettere è il rock: buona fortuna, Jefferson, sperando di ascoltarti presto anche su altre tematiche dopo l’ottima prova di “Back to 1999”.


Condividi:


Track List:

  • CHRISTMAS IN FALLUJA|
  • M-16|
  • BETHLEHEM, PA|
  • INTERSTATE HIGHWAY|
  • STRANDED|
  • BACK TO 1999|
  • CHRISTMAS TREE|
  • DECEIVED|
  • SOLDIER’S JOY (TRADITIONAL)|
  • WHY?|
  • ARMAGEDDON FOR SALE|
  • THIS LAND IS YOUR LAND

Jefferson Pepper



Leggi anche:

Recensioni:



  Associazione Culturale Mescalina.it
- Via Madrigale, 1289 - 47039 Savignano Sul Rubicone (FC)  - C.F-P.IVA 03590170407