Jefferson Pepper - American evolution

Jefferson Pepper

American evolution

2008 - American Fallout

31/03/2008  |  di Simone Broglia

L’apertura del disco di Jefferson Pepper ci porta direttamente in un contesto di brani legati alla tradizione dei folksinger più impegnanti politicamente, di cui ogni tanto se ne sente la mancanza. I connotati storici, politici e sociali sono infatti quelli che emergono con più evidenza dai brani di Pepper.
“American Evolution” è infatti un’opera formata da cinquanta canzoni, che Pepper ha scritto nell’inverno fra il 2006 e il 2007, strutturata in tre dischi in uscita da metà marzo a metà luglio. Red album, white album e blue album, ognuno di quali copre un periodo storico, a cominciare appunto da questo primo volume che osserva gli States nel loro evolversi dal 1492 (“Columbus day”) fino al 1940.
Bisogna concedere una chance di ascolto a Pepper, la merita un progetto così pretenzioso e vissuto con sincerità da un autore cresciuto nella working class e interessatosi alla tematica dell’evoluzione per due motivi: il libro di Howard Zinn “A people’s history of the United States” e il dibattito portato avanti dai fondamentalisti cattolici sul creazionismo.
Il cantautore, cresciuto in Pennsylvania, mescola all’interno del disco differenti stili musicali, tutti legati al roots-rock-folk americano, giocati sulle chitarre acustiche, sul violino, sulla pedal steel, lasciando da parte il punk con cui è venuto grande. I suoi brani ripercorrono la storia di un paese e il suono si sposta dagli elementi più rurali danzanti e irish delle origini, con il fiddle dal timbro tradizionale come per “Lewis and Clark homecoming” e “Appomattox”, a quelli folk, fino al rock.
Spuntano, evidenti come pochi, i riferimenti e gli ascolti di Pepper, da Dylan a Prine, da Young a Cash per arrivare a Springsteen e Earle, i cui ascolti accompagnano il cantautore nella riscoperta della tradizione e della storia (anche musicale) americana.
Tutto comincia con un canto di uccelli, “Can’t go home”, a raffigurare l’America pre-colombiana, per arrivare a “Colombus Day” centrata sul sanguinoso primo incontro fra nativi e europei, passando per la ferrovia, la Guerra Civile, l’avvento della civiltà industriale, le banche. Insomma, una storia americana alternativa che piace dal punto di vista sociale; meno chiaro ed esplicito è invece il rapporto con il darwinismo, ovvero quanto nella sua critica sociale il darwinismo e l’evoluzionismo siano presi di mira e inglobati nella smania di possesso e guerra occidentali.
Se l’intento della storia scritta dai potenti è quello descritto dal disegno dello stesso Pepper, una scimmietta vestita da Zio Sam che dice puntando l’indice “I want you to close your eyes”, ringraziamo Pepper per aiutarci ad aprirli.


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Track List:

  • Can’t go home|
  • Columbus day|
  • The sheep and the goats|
  • Lewis and Clark Homecoming|
  • Trail of tears|
  • Can’t come back|
  • Appomattox|
  • Rockefellers|
  • Only survivor|
  • Riverbank blues|
  • Dam in the river of life|
  • Fine fine day|
  • I don’t wanna be alone|
  • Stranger in the glass|
  • Paperback romance|
  • Wood and wire|
  • Primates swingin’

Marte Live Pyxel.it Mk Records A Buzz Supreme http://www.protosound.net