Jeff Bridges
Americana − Songwriting

Jeff Bridges

Jeff Bridges

2011 - Blue Note Records
19/09/2011 - di Pietro Cozzi
Il mister è il migliore sulla piazza, il Mourinho dei produttori musicali, capace di trasformare un buon giocatore in un top player. Il centrocampo, fucina del gioco, è da dream team, ottimi solisti capaci però di lavorare bene insieme. Quel che manca è un finalizzatore vero, la prima punta che butti dentro la palla e giustifichi l´investimento. La metafora ben si adatta al disco di Jeff Bridges, il secondo di Mr. Big Lebowski e il primo in proprio di Bad Blake, e qui il discorso riprende proprio dalla magistrale interpretazione in Crazy Heart (2009). Al timone c´è T-Bone Burnett (Los Lobos, Elton John, John Mellencamp, Elvis Costello, Steve Earle, Gregg Allman...), supportato dalla consueta, efficacissima sezione ritmica dei nostri eroi Jay Bellerose e Dennis Crouch

La confezione è di lusso come la splendida Gretsch in copertina, il suono un po´ retrò, l´atmosfera (troppo) da colonna sonora. Quindi, vittoria facile? Risultato scontato? Niente affatto. Alla resa dei conti è proprio il bomber a deludere. La sua è un´intepretazione di basso profilo, distaccata, senza mordente, moscia. La voce è nasale, monocorde, noiosa, incapace di emozionare. Il bastian contrario di turno potrebbe leggerla al contrario, e definire il suo stile un raffinato mix country-cantautorale per adulti, delicato e affascinante. Ma tant´è: il bello delle recensioni è che quasi mai sei d´accordo con chi scrive...

Eppure dopo ripetuti ascolti What a Little Bit of Love Can Do, la prima traccia ritmata e accattivante, che all´inizio metti nella categoria delle canzoncine orecchiabili, resta la cosa (cosina...) più riuscita del disco. Forse la colpa è di T-Bone Burnett, che ha cucito intorno a Bridges un vestito troppo impegnativo, un abito che non è il suo, troppo pretenzioso. E in effetti dove il mood del pezzo si fa più easy, più rilassato, più campagnolo, tutto funziona un po´ meglio: vedi la lieta pedal steel song Everything But Love, la placida Maybe I Missed the Point, la ballata canonica The Quest.

Qua e là altre potenziali perle ci sono, merito anche di un team di autori di alto profilo (il compianto Stephen Bruton, John Goodwin, Bo Ramsey). Ad esempio la Blue Car di Greg Brown, piacevole virata bluesy, sostenuta dall´incedere del piano. Poi Tumbling Vine, straniante e misteriosa (waitsiana?), cesellata dal tocco divino di Marc Ribot, che però stenta a decollare. Ed è lo stesso Burnett a firmare Slow Boat, potenzialmente straripante, con l´ottimo interplay tra la chitarra e il raffinato drumming di Bellerose, fino all´esaltante coda elettrica: ma Bridges annaspa fuori tono e non è mai all´altezza.  Che clamoroso contrappasso: uno che da attore impone la sua presenza e la sua fisicità straordinaria già molto prima di cominciare a parlare, qui difetta di personalità. Non resta che spolverare il vecchio adagio delle nostre nonne milanesi, che fa molto rootsy e non necessita di traduzione: Ofelè fa el to mesté.  

 



Track List

  • What a Little Bit of Love Can Do
  • Falling Short
  • Everything But Love
  • Tumbling Vine
  • Nothing Yet
  • Blue Car
  • Maybe I Missed the Point
  • Slow Boat
  • Either Way
  • The Quest
  • I Will Wait
  • Shotgun Bride