Jason Collett - Rat a tat tat

Jason Collett

Rat a tat tat

2010 - Arts & Crafts

Americana Country Alt-country

21/12/2010  |  di Andrea Valbonetti

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Il Canada continua a dare grandi soddisfazioni agli amanti della musica d’oltreoceano, proponendo una scena indipendente ricca di talento e molto prolifica. Tra i suoi migliori esponenti figura Jason Collett che nel 2010 ha pubblicato per Arts & Crafts un nuovo album, intitolato Rat a Tat Tat, che segue a distanza di due anni l’acclamato Here’s to being here. Questo nuovo disco è stato registrato nell’estate del 2009 a Toronto nel garage di Carlin Nicholson, uno dei membri degli Zeus, band che accompagna Jason Collet e che ha da pubblicato sempre nel 2010 il primo album. Jason Collett, dopo una serie di lavori come falegname e carpentiere, è riuscito a trasformare la propria passione per la musica in un lavoro con il quale mantenersi, entrando nei Broken Social Scene come chitarrista. Parallelamente ha continuato a dedicarsi alla propria carriera solista, oggi giunta al quinto album, nella quale riesce ad esprimere le doti cantautorali e la sua poliedricità musicale. Le undici tracce di Rat a Tat Tat sono un buon esempio delle due caratteristiche appena descritte. Il disco infatti suona estremamente vario e spazia da brani di matrice alt-folk e country, come Rave on sad songs e l’oscura Winnipeg winds, a canzoni fortemente lennoniane sia nella voce sia nel mood musicale come la bellissima High Summer e Cold blue halo, a influenze beatlesiane come in Long may you love e The Slowest Dance. La passione di Jason Collet per Dylan emerge nel vivace e ritmato tex-mex di Vanderpool Vanderpool, mentre la voglia di leggerezza e solarità del disco esplodono prepotentemente in brani come Love is a dirty word e Bitch city. I temi affrontati nelle liriche raccontano di conflitti nelle relazioni sentimentali (Love is a chain), di forti passioni, di attaccamento alle proprie radici e rappresentano una sorta di colona sonora delle esperienze di vita dell’artista. Rat a Tat Tat risulta un buon disco, che ha nella sua varietà il punto di forza. Pur senza vette di originalità, Jason Collett offre un lavoro onesto ed artigianale che soddisfa, grazie alla capacità di mettersi in scia della tradizione per rileggerla con una sensibilità contemporanea, sia i gusti di un pubblico giovane sempre in cerca di nuovi artisti indipendenti, sia di un pubblico più maturo che può ritrovarci echi di Beatles, Dylan ed altri mostri sacri del passato.

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Track List:

  • Rave on sad songs
  • Lake Superior
  • Love is a dirty word
  • Bitch city
  • High summer
  • Cold blue halo
  • Love is a chain
  • Long may you love
  • The slowest dance
  • Winnipeg winds
  • Vanderpool Vanderpool

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