Tryin ` Like The Devil<small></small>
Americana − Country − Roots

James Talley

Tryin ` Like The Devil

2017 - Cimarron / IRD
22/07/2017 - di
Alla domanda: “Qual è il songwriter Americano meno noto al grande pubblico ?”, senza ombra di dubbio risponderei: “Il grande James Talley”.

James Talley è infatti un songwriter il cui nome è in grado di non sfigurare affatto al fianco di artisti del calibro di Woody Guthrie (a cui nel 1999, tra l’altro, ha dedicato un tributo), Merle Haggard e Bob Dylan.

[…] There are few singer-songwriters who could produce a collection of such magnitude coupled at the same time with such lightness, beauty, and all-out social conscience. Woody Guthrie never wrote a more direct or affecting song than "Richland, Washington"; Bruce Springsteen never wrote a more powerful one than "Tryin` Like the Devil" […] parola di Peter Guralnick e di lui ci si può’ proprio fidare.

Purtroppo, come ad altri artisti degli anni settanta, gli è capitata la sfortunata sorte di un successo iniziale cui è seguita una rapida scomparsa dalle scene rendendolo noto solo a una ristretta cerchia di estimatori.

Originario dell’Oklahoma Talley si trasferì con la famiglia prima nello stato di Washinton e in seguito ad Albuquerque, Nuovo Messico. Dopo la laurea (in arti figurative) conseguita nella locale università e dopo, nientemeno, l`incoraggiamento di Pete Seeger, conosciuto durante un’esibizione presso l’UNM nel 1967, inizia a scrivere canzoni che richiamano la cultura del sud-ovest. Questi suoi primi brani andranno a comporre l’album tributo alla gente ispanica del New Mexico in cui era cresciuto: The Road To Torreòn, pubblicato nel 1992 su etichetta Bear Family Records (l’album è corredato da un volume di fotografie realizzate dall’amico fotografo Cavaliere Ketchum).

Nel 1968, con l’intento di riuscire a pubblicare un suo album si trasferisce dal New Mexico a Nashville, Tennessee ma non trovando un adeguato riscontro decide di spostarsi sulla costa est e più precisamente nella grande mela per incontrare quello che sarebbe divenuto il suo mentore John Hammond Sr.

Nonostante avesse ben compreso le potenzialità Hammond non riuscì, probabilmente a causa del sound composto da un mix di musica country e di blues, a convincere la Columbia a firmare e segnalò l’artista a Jerry Wexler dell’Atlantic Records.

In quello stesso anno, oltre a lui, firmeranno per l’Atlantic di Nashville artisti del calibro di Doug Sahm e Willie Nelson. Alla chiusura della sede di Nashville il nostro fece finalmente rientro alla Capitol Records con cui pubblicò quattro dei suoi leggendari album: Got No Bread, No Milk, No Money, But We Sure Got a Lot of Love (nel 1975, album pubblicato a proprie spese e con un giovanissimo John Hiatt alla chitarra acustica; parere di chi scrive l’album migliore della sua carriera), Tryin’ Like The Devil (nel 1976), Blackjack Choir (nel 1977) e Ain’t It Somethin’ (nel 1977).

Durante gli anni `80 Talley ha dato alle stampe per la German Bear Family Records due album: American Originals (1985) e Love Songs and The Blues (1989) mentre nei ’90: The Road To Torreòn (1992), James Talley: Live (1994) e l’album tributo Woody Guthrie and Songs of My Oklahoma Home (1999).

Nel 2000 è stato nominato da Amazon.com Folk Artist of the Year 2000 con l’album Nashville City Blues. Nel 2002 ha rilasciato l’album Touchstones che raccoglie alcune delle canzoni classiche dei suoi quattro album degli anni `70 e nel 2004 Journey, un live realizzato durante un tour in Italia a cui nel 2008 seguirà il secondo Journey: The Second Voyage (tratto dai concerti del 2002 registrati in tre differenti concerti in Italia).

Nel 2006, con l’edizione per il 30mo anniversario di Got No Bread, No Milk, No Money, But We Sure Got a Lot of Love, è iniziata la ristampa dei suoi primi album e quest’anno prosegue con Tryin’ Like The Devil.

L’album è stato prodotto dallo stesso Talley in compagnia di Steve Mendell e inciso nel 1976 per la Capitol Records a Nashville; la rimasterizzazione del disco per il quarantennale è avvenuta utilizzando i masters originali.

Un disco che possiamo considerare un vero e proprio antesignano del genere (e dei suoni) Americana, in cui il nostro con maestria scava in profondità nelle sue radici (roots) blues fornendo, attraverso i brani che lo compongono, un quadro preciso del suo pensiero.

Primo esempio è la pastorale Deep Country Blues con voce, armonica solitaria e il “lamento” del dobro prestati al racconto di un amore per una remota “zolla” di terra in assenza di soldi.

Segue lo struggente waltz Give My Love to Marie scritto di getto una notte intorno al 1969 dopo aver letto sul Time la storia di un minatore (da non dimenticare che il padre ha lavorato per un certo periodo nelle miniere) che stava morendo di una malattia ai polmoni […] mi colpì una sua frase: "Ci sono milioni nel terreno, ma non un soldo per me" […]. Il brano è stato inciso a metà degli anni ’70 da Gene Clark mentre nel bel paese e stato tradotto (da Sergio Sacchi) e inciso, con titolo e testo differente (Il mio amore consegnatelo a lei), da Andrea Mingardi.

La title track Tryin` Like the Devil, tutta chitarre elettriche e moderni (per l’epoca) riff honky tonk, è una perfetta istantanea fatta di camionisti, whisky e rosse cameriere impegnati a riconciliare i sogni infranti ma al contempo a non rinunciare alla vita. Certamente degno di nota il violino di Gimble che svetta nel bridge.

Nel disco c’è spazio anche per il blues come nel caso di Forty Hours e Nothin` But the Blues (una delle sue canzoni che ha avuto più interpretazioni; l’esecuzione in questo caso ci porta alla memoria lo stile di Bob Wills); ballads come She Tries Not to Cry, Sometimes I Think About Suzanne e la canzone d’amore She`s the One scritta per la moglie Jan alla fine degli anni ’60 (brano ripreso da Moby con titolo diverso per il film Daredevil).

L’album infine si chiude con il brano You Can`t Ever Tell, giusto finale per un album che non disdegna i racconti sul lato duro della vita.

C’è certamente da aggiungere che la band che lo accompagna all’interno dell’album, come nel precedente, è davvero una band di tutto rispetto. Oltre allo stesso Talley alla voce e alla chitarra acustica troviamo (giusto per citarne “qualcuno” dei musicisti): Johnny Gimble (ex Texas Playboy di Bob Wills) con il suo violino/mandolino in stile western swing; Doyle Grisham (dei Country Gentlemen) alla steel guitar, chitarra elettrica, acustica e dobro; Josh Graves al bluegrass dobro; last but not least Rick Durrett al piano.

In conclusione ci troviamo davanti ad un musicista che ha saputo raccontarci, tramite la quotidianità, la provincia americana con sincerità e con grande umanità.

Un disco assolutamente da riscoprire !

Track List

  • Forty Hours
  • Deep Country Blues
  • Give My Love to Marie
  • Are They Gonna Make Us Outlaws Gain?
  • She Tries Not to Cry
  • Tryin` Like the Devil
  • She`s the One
  • Sometimes I Think About Suzanne
  • Nothin` But the Blues
  • You Can`t Ever Tell