James Blood Ulmer - Birthright

James Blood Ulmer

Birthright

2005 - HYENA RECORDS

22/09/2005  |  di Antonio Avalle

Mi emoziona anche scrivere di questo album, dopo aver lasciato abbondanti brividi e strette al cuore nel suo ascolto. “Birthright” è maiuscolo Blues, un lavoro che potrebbe tranquillamente appartenere ad altri tempi, mentre è una fresca e coraggiosa pubblicazione della Hyena Records. “Birthright” è la consacrazione spirituale al blues, il frutto della realizzata e piena redenzione di James Blood Ulmer, uno dei rari veterani del jazz d’avanguardia e storico chitarrista al servizio di Ornette Coleman.
Un’opera prima, apparentemente primordiale, suonata e cantata in empatia con l’anima, semplicemente a cuore aperto. Condizione amplificata dalla sola e cruda presenza della voce di James Ulmer in compagnia della sua chitarra elettrica.
È ormai frequente che tra musicisti più noti e non, circoli una comoda tendenza: il desiderio di tornare alle origini a cercare di ritrovare se stessi calandosi nel blues del proprio Io (lo fa con un pizzico di ipocrisia Eric Clapton, è convinto di riuscirci Gary Moore, e di tanto in tanto sbuca il mucchio di quelli che vogliono rendere tributo ai grandi bluesmen, guadagnando sulle loro ossa), ma poschissimi terminano il viaggio. Può apparire sensibilmente sottile la differenza tra suonare il blues e sentirlo vibrare dentro come succede a J.B.Ulmer: questa differenza (colta soprattutto) è l’anima peculiare di questo “Birthright”. Differenza incompiuta nelle precedenti “Memphis The Sun Sessions” di qualche anno fa e in luce invece in diversi episodi del recente “The 52nd Street Blues Project”, emblematica era l’iniziale “My Favorite Thing”.
Prodotto dall’ ex Living Colour Vernon Reid (da un po’ insieme a James Ulmer, ve li ritrovate anche nel film “The Soul Of A Man” di Wim Wenders ad interpretare “Down In Mississippi” di J.B.Lenoir) “Birthright” scivola nella sua pienezza senza momenti di stanca, sulla voce “negra” di Ulmer, sempre più matura e ben impastata sulla linea di un J.L.Hooker meno mugugnato, e su uno stile di chitarra tutto suo, che sa essere sporco ma anche tecnicamente perfetto. Nessun brano è da preferirsi, tutto è da cosumare in silenzio.
“We want to take this music back to the church, where the blues was misunderstood. People thought it was a song of the devil, but it was the soul of a man for sure”.
James “Blood” Ulmer.


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Track List:

  • Take My Music Back To The Church|
  • I Can’t Take It Anymore|
  • Where Did All The Girls Come From|
  • I Ain’t Superstitious|
  • White Man’s Jail|
  • High Yellow|
  • The Evil One|
  • Gleechee Joe|
  • Love Dance Rag|
  • Sittin’ On Top The World|
  • My Most Favorite Thing|
  • Devil’s Got To Burn

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