Isobel Campbell & Mark Lanegan - Sunday at devil dirt

Isobel Campbell & Mark Lanegan

Sunday at devil dirt

2008 - V2

05/05/2008  |  di Antonio Avalle

L’accoppiata Isobel Campbell e Mark Lanegan non è una novità: una sorta di “la bella e la bestia” del rock, la luce e l’oscurità, una voce sensuale e una tenebrosa, tra le più peculiari dei nostri tempi. L’album “Ballad Of The Broken Seas” di un paio di anni fa ci era piaciuto e a quanto pare è stato gradito anche dai due in questione (oltre naturalmente che dalla V2, che ne ha giovato in termini di vendite, avvicinando gli estimatori di Lanegan e quelli dei Belle & Sebastian dei tempi di Isobel). Un bel lavoro elaborato a distanza con l’uso di sovraincisioni delle voci e attraverso lo scambio epistolare di strofe. Situazione che torna a ripetersi con Isobel che ha composto le musiche tra gli studi di Castkills e la sua dimora di Glasgow, mentre a Los Angeles Lanegan lavorava sui testi e da buon gentiluomo si poi spostato in Scozia per incidere la sua voce.
Questo nuovo album, seppur meno rigoglioso, appare più cupo e prosegue sulla stessa direzione del precedente avvicinando le due voci su un tessuto prevalentemente acustico e sovente sull’inserimento di un formidabile campionamento d’archi, in soluzioni spesso risolte su pochi accordi e in cui le voci sono fondamentali (in quest’occasione prevale Lanegan).
La voce cupa e profonda di Lanegan è padrona e domina, mentre Isobel lo corteggia appena sui cori e controcanti su un protagonismo mai evidente, che prende forma in via del tutto solitaria in un solo brano, “Shot Gun Blues”, un blues vintage sincopato su un paio di elementari accordi di una chitarra lisciata dalla slide con sullo sfondo un crepitio, che ricorda tanto il logorio di un vinile d’annata.
Facile restare incantati dall’arpeggiata “Seafaring Song”, una dolce coccola, una tenera ninna nanna e poi ancora sulle note della prevedibile e notturna “The Raven”.
La presa di veri duetti come “Who Built The Road” resta alta, prova che questo matrimonio andava fatto, per di più giocato sulla sovrapposizione dei due voci (“Turn Me On” e “Keep In Mind Sweetheart”, di affascinante atmosfera).
La struttura acustica e la semplicità (“Something To Believe”, sentiti i richiami a Cash) caratterizzano l’intero lavoro, in cui c’è tanta America tra polvere e spettri di anime dannate.
Pochi episodi minori (“Salvation”, “Back Burner” e “Sally Don’t You Cry” ), se così si possono definire, che non abbassano di certo la media di un album di qualità (per il sottoscritto mezzo punto sotto al precedente “Ballad Of The Broken Seas”). Non ci sono grandi sorprese, ma ad attenderci ancora tanta invitante seduzione.


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Track List:

  • Seafaring Song|
  • The Raven|
  • Salvation|
  • Who Built The Road|
  • Come On Over (Turn Me On)|
  • Back Burner|
  • Flame That Burns|
  • Shot Gun Blues|
  • Keep Me In Mind Sweetheart|
  • Something To Believe|
  • Trouble|
  • Sally Don´t You Cry

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