La formula 'dolce e salato' pare abbia funzionato ancora, per spingere la "coppia solitaria" di Isobel Campbell e Mark Lanegan a comporre il terzo capitolo della loro collaborazione. Possiamo quindi decretare che la cooperativa tra i due è un esperimento che da i suoi frutti, Hawk è un disco parecchio piacevole, un tracciato sonoro ben compilato, soprattutto per la scelta delle direzioni musicali e degli stili adottati per farcire quella piacevole sovrapposizione delle due voci che ai tempi di Ballad Of The Broken Sea (2006) aveva da subito fatto presa; il sapore della melodia agro dolce è l'ingrediente principale di questi piccoli assaggi di rock, anche se in queste storie le guarnizioni di contorno hanno avuto la meglio su tutto il resto. Così funziona che le scelte strumentali fungono da lezioni di stile: mai monotone e sempre di un livello avanguardistico, molto vicine all’auto rappresentazione della nuova/vecchia musica americana, come ci suggeriscono le durezze rock di 'You Won't Let Me Down Again', e i territori del west che vengono solcati da ballads e cavalcate blues dallo stile pulito e patinato. Quando si parla del Mark Lanegan dell'ultimo decennio non si può non parlare di calore rassicurante ed eleganza, per questo il duo si lancia in ballate dal rimando 'Murder Ballads' come 'Come Undone'. Un sonoro omaggio autorale, anche se forse è il brano che dimostra qualche lato debole, vista la poca originalità. Nulla a che vedere con la semplicità imperfetta e romantica di ballate agresti come 'Cool Water', o con il tocco di calasse folk brit-scottish di 'Eyes of Green'. Isobel Campbell gioca ancora un ruolo secondario ma necessario per ottenere questo risultato, il suo gioco di attrice non protagonista da ancora una conferma al progetto del duo, un elemento che grazie allo studio a tavolino del suo ruolo ( basti ascoltare la splendida performance di 'No Place To Fall' di Townes Van Zandt – cantati in duo con il giovane folker Willy Mason) rappresenta il marchio di garanzia di questo buon omaggio al folk: simpaticamente lanciata a rappresentare i territori più 'machi' del rock e del blues, come ci dimostra la fantastica interpretazione di 'Get Behind Me', anche se l'apice delle sua performance andrebbe cercata nei brani in cui è lei che inquadra leggerezza e pop, come ci suggerisce 'Time of The Season'. Qui il livello vocale tra i due diventa paritario e il solitario di Isobel in 'Sunrise',e 'To Hell & Back Again' è assolutamente un atto di grazia. Un disco riuscito e ben fatto, adatto a più palati, direzionato sia agli amanti del folk, che ritroveranno chicche imperdibili e suoni europei, mentre i fissati delle radici americane avranno di che viaggiare lungo le desolate strade dell'ovest.
Track List: