Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad of the broken seas

Isobel Campbell & Mark Lanegan

Ballad of the broken seas

2006 - V2 / Edel

17/02/2006  |  di Luca Meneghel

Lei è una bella ragazza scozzese, già Belle & Sebastian, oggi solista con un disco all’attivo, “Amorino”. Lui è uno dei migliori esponenti del rock alternativo americano con una voce cavernosa che riflette tutta l’esperienza accumulata.
Lei, Isobel Campbell, ascolta un disco degli Screaming Trees e si innamora della voce di lui, Mark Lanegan. Lei lo chiama e gli chiede di incidere un disco che ha in mente, lui accetta.
Questa, in breve, la storia di “Ballad of the broken seas”, sino ad ora la più bella sorpresa del 2006. Un disco particolare sin dalla sua gestazione, un disco per “corrispondenza” fatto di file sonori inviati via e-mail: pochissimi gli incontri diretti tra i due, due spiriti profondamente diversi, che hanno saputo comunque incontrarsi e partorire dodici canzoni capaci dar voce alla natura e alla profondità dell’uomo.
“Ballad of broken seas” scala vette artistiche ed estetiche per la commistione assolutamente favolosa di due voci che comunicano dalla terra (Lanegan) all’Empireo (Campbell), sovrastando una musica sempre rispettosa dell’importanza che la vocalità riveste in questo album, fatto di sonorità prevalentemente acustiche, di chitarre e di pianoforte (“Ballad of broken seas”, ballata che sa di antico e profuma della ricchezza che solo il passato sa dare), di archi, fiati e percussioni che sembrano talvolta venire da una qualche sperduta tribù dell’Africa.
C’è un qualcosa di sacro e di pagano, qualcosa di non detto, che colma le dodici canzoni di magia e mistero: “Deus ibi est” suona come una marcia di pellegrini guidata da Lanegan, con la Campbell che risponde alle orazioni insieme al coro degli angeli; “The false husband” parte facendo il verso ai Pink Floyd (cfr. “Set the control for the heart of the sun”), inquietando con parole che vengono dalle viscere della terra, per poi sfociare nella eterea rassicurazione della voce di Isobel.
L’universo Campbell-Lanegan si muove tra folk e musica ancestrale, senza scordare le punte blues della cover “Ramblin’ Man”, scelta come singolo di lancio, o la finale (profondissima) “The circus is leaving town”, lasciata al solo Mark Lanegan che ci rimanda ad un certo Springsteen, non ultimo quello di “Devils and dust”. Se le premesse non lasciavano certo pensare ad un disco di questo livello (scambi di file sonori, pochi incontri tra i due), la caratura artistica dei due protagonisti ha invece avuto la meglio: Isobel Campbell ha saputo trovare una voce perfetta da alternare o sposare alla sua, per poi arrangiare in Scozia un disco che va al di là della semplice collaborazione, scavando nelle pieghe più profonde di sé e di Mark, della musica e dell’uomo.


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Track List:

  • DEUS IBI EST|
  • BLACK MOUNTAIN|
  • THE FALSE HUSBAND|
  • BALLAD OF BROKEN SEAS|
  • REVOLVER|
  • RAMBLIN’ MAN|
  • (DO YOU WANNA) COME WALK WITH ME|
  • SATURDAY’S GONE|
  • IT’S HARD TO KILL A BAD THING|
  • HONEY CHILD WHAT CAN I DO|
  • DUSTY WREATH|
  • THE CIRCUS IS LEAVING TOWN

Isobel Campbell & Mark Lanegan



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