DIE<small></small>
Derive − Avantgarde

Iosonouncane

DIE

2015 - Trovarobato
14/05/2015 - di
Un bercio gutturale, campanacci e catene trascinate su terra di pascoli e miniere, sudore che cola nella sabbia arsa, la fatica nelle radici di isolati isolani. Poi mandrie, pastori, caverne, mare.

E Jacopo Incani, sardo bolognese, un concentrato di provenienza e destinazione come la sua musica, come il suo talento che prorompe in questo DIE.

Sono loro le coordinate d’inizio di un album rivelazione, seguito scioccante del suo primo La macarena su Roma, così distante dal nuovo disco ma già premonitore.

Iosonouncane ci ha impiegato cinque anni per produrre quello che per la critica è un colpo di genio e, ci si passi la metafora, un bel calcio in culo a tutto il nulla creativo a cui ci sta abituando certa musica italiana. Facendo un balzo nell’incredibile, a ridosso del punto zero delle aspettative comuni di chi è anestetizzato dalla ripetizione di cose già sentite, dal trito e ritrito dei cloni indie o presunti indie, spariglia il perbenismo dell’odierna canzonetta col fatto bene, anzi benissimo, di un disco inqualificabile, ché qualificarlo sarebbe come darlo in pasto a una mortificazione.

Sei tracce per una suite di 38 minuti circa, scandita da un’ouverture possente – un inno iniziatico apocalittico, martellante (Tanca) – e da una chiusa altrettanto pulsante ma, nella sua provocatoria incitazione, più aerea, in qualche punto più distesa (Mandria). Nel mezzo, le due voci di una storia-non storia d’amore e di un suo attimo, narrata in poche parole ripetute nelle loro possibili combinazioni semantiche e dilatata nei tempi lenti/rapidi di quella che somiglia, senza presunzione, a un’epopea omerica.

Con DIE Incani mette in campo un’allegoria sonora nella minuziosa, perfetta fusione di campionature e orchestrazioni strumentali e annulla il confine tra suono analogico e suono digitale in una processione polifonica indistinguibile, arrivando ad elevare l’elettronica a uno status superiore che le dà piena dignità di “musica”.

Nei canoni creativi di Iosonouncane, anticipati da un esordio che giustamente lo ha presentato al pubblico come beatmaker sarcastico e pungente, c’è un’antologia di generi stravolti che insieme funzionano come un meccanismo musicale compatto, dove la musica eccelle ed eccelle il musicista Incani.

La stessa scelta di tenere un po’ sottotono la voce, con quel suo registro comunque aguzzo, è la prova che in DIE la parte principale la recita il suono, un suono/scenario fisico, paesaggio terrestre e marino che avanza in forma di pop (Stormi), ambient, minimalismo e techno. Una techno piegata al servizio dello scirocco, della carne, del sole e del sale, di corpi in volo e di tutto quell’immaginario magnifico che dà a DIE una sostanza calda che l’elettronica quasi mai riesce ad emettere. Merito anche delle chitarre di Mariano Congia e Paolo Angeli, della tromba di Paolo Ranieri e delle percussioni di Simone Cavina.

Il pop, si diceva, ma DIE non celebra la canzone: la sforma, la contrae, la slabbra e non solo nella durata delle tracce. Il pop di questo disco è il Battisti della cinquina Battisti-Panella, cucito sull’Also Sprach Zarathustra di Strauss e sui deliri noise degli Swans (bastano Carne e Mandria per avere un’idea di cosa è stato capace stavolta Iosonouncane).

Geniale? La definizione  gli calza a pennello, anche se per alcuni Incani si muove su orme lasciate da altri e nei solchi di una tradizione musicale italiana ben individuabile. Ma farne, come alcuni sostengono, l’erede di Battisti o solo questo vuol dire costringere il talento di Iosonouncane in un recinto che non lascia spazio al suo musicare innovativo.

Fu proprio Panella a dire, riferendosi all’Hegel pubblicato con Battisti, “Sfuggo il senso unico, o meglio l’unico senso. Detesto chi ne enfatizza uno soltanto. È un impoverimento della canzone. Le canzoni hanno bisogno di trovare sempre significati nuovi e non devono avere speranza”.

Ecco, in un momento in cui si finisce troppo facilmente col diventare cover band “per somiglianza”, DIE di Iosonouncane è esattamente quel che disse Panella e pure il disco italiano dell’anno.

Track List

  • Tanca
  • Stormi
  • Buio
  • Carne
  • Paesaggio
  • Mandria

Iosonouncane Altri articoli