Canzoni meticce, suggerisce il sottotitolo dell’album, canzoni che tingono la canzone d’autore nelle atmosfere raffinate del jazz, proviamo a suggerire noi.
Il linguaggio, utilizzato come un’onda che può cambiare il mare su cui si adagia, dal Mediterraneo all’Atlantico, è lo strumento con il quale la musica del Combo Farango cerca di non essere confinata, di viaggiare libera per lasciare un messaggio: disperato come quello di “Pasqualino Viandante, Fratello di Sasà”, o pieno di speranze per l’isola che non esiste di “Ci sarà”.
Il dialetto napoletano, utilizzato in un miscuglio di lingue capace di renderlo internazionale, emerge più con il suo calore che attraverso le sue parole. Le atmosfere di “Mamma Schiavona”, pur schiacciando l’occhio in alcuni passaggi al tarantolato Capossela, sono infatti profondamente radicate nella scuola partenopea della canzone popolare.
Dal punto di vista musicale c’è spazio anche per le atmosfere più leggere, quasi spensierate, proprio dove non te le aspetti. Quando Michele Vietri, cantante e autore dei testi, affronta il sociale, quando prova a dare una risposta ai fatti di Genova, la musica sdrammatizza le parole che invece vanno dritte allo stomaco, come un pugno.
Nei brani più jazzati come “Canzone di qualche anno fa”, con un testo in francese, si fa spesso notare la chitarra elettrica. Domenico Caliri è un ottimo musicista - già al fianco del trombettista Enrico Rava – che, senza perdersi in inutili virtuosismi, riesce a far emergere il suo tocco raffinato, per regalare ottimi sprazzi chitarristici, in un già soffice tappeto sonoro.
Con un po’ di swing nel sound e Paolo Conte nel cuore, i Combo Farango provano anche a raccontarsi, a prendersi in giro, nel brano che porta il loro nome.
Ma dove questo disco è più riuscito, in quali brani l’album è più compiuto? Se l’idea del mix linguistico, non è nuova e non aggiunge molto, sembra invece molto più vicina alle corde della band, come accennato in premessa, la strada che li avvicina alla musica d’autore. I Combo Farango, nel tipico quintetto jazz, sono infatti capaci di ripercorrerla con personalità e credibilità: probabilmente “Cento respiri” è il brano meglio riuscito in questo senso, quello che rende veramente apprezzabile il suono delicato dei Farango, accarezzato dal piano di Giulio Oliviero, spazzolato dalla batteria di Max D’Adda e impreziosito dal contrabbasso Milko Merloni.
Pur pagando l’inevitabile dazio ai maestri, questo esordio discografico, musicalmente meticcio e trasversale fin che volete, stupisce per la sua eleganza, per la sua capacità di saper vivere la musica con passione.
Track List: