Il Cavaliere Alessandro - Occidente al mercato del niente!...spengo la tv...illumino la mente!

Il Cavaliere Alessandro

Occidente al mercato del niente!...spengo la tv...illumino la mente!

2008 - Self

Emergenti

11/01/2009  |  di Ambrosia J. S. Imbornone

Gli elementi più evidenti di questo lavoro autoprodotto sono una voce che tocca note acute da brividi e una vocazione sperimentale che si muove con destrezza e originalità tra acustico ed elettrico (grazie alle chitarre di Ruggiero Capuano), ma soprattutto elettronico, mostrandosi spontanea e connaturata all’arte de Il Cavaliere. Un ottimo livello di pathos è raggiunto sia da atmosfere minimali che soprattutto da arrangiamenti ricchi, dotati della giusta dosa di imprevedibilità, nonché da testi pregni di poesia, di profondità con aspirazioni filosofiche, o di vis polemico-sociale sulla vacuità di un mondo occidentale popolato da feticci e simulacri vuoti (v. la title-track). Gli incantesimi musicali dei sintetizzatori e della groove-box dell’artista pugliese oscillano soprattutto nell’eden dell’indietronica, ma senza mai cristallizzarsi in forme algide e senz’anima, come talvolta si rischia avventurandosi nel campo del genere; la musica del Cavaliere resta così una forma fluida, che dà priorità assoluta all’intensità e si apre a soluzioni sospese e rarefatte. I brani che slittano verso il lounge (“Hai le mani?”) o alzano i volumi delle chitarre per entrare a pieno titolo nell’electro-rock (“Simbiosi”) sembrano tuttavia a tratti turgidi di enfasi; molto più convincente è il groove volutamente assordante di “Tra follia e ragione”, canto di ossessioni che avvolge in spire elettroniche geometriche, in sinuosità ritmiche e tra i suoni caldi della tastiera e della chitarra elettrica. Una malinconia vischiosa potenzia l’efficacia della melodia liquida de “I giorni della noia”, mentre notevoli sono i bassi elettronici e i synths de “La crisi di mio fratello”, tragica ballad elettronica sullo sconforto di una generazione senza futuro, disorientata dall’obbligo di superficialità del presente. Denso di inquietudine è anche il ritmo frenetico della preghiera contro “Le abilità del male”, ma le piccole perle del disco, luccicanti di emozione e rotonde di compiutezza artistica, appaiono il delicato gioiellino di fascinosa indietronica, notturna e struggente, “Notte azzurra” e il folk lo-fi accorato e drammatico de “La morte di Socrate”, di cui pure rimpiangiamo una precedente versione elettronica. Eppure questa è la chiusura perfetta per un cd che del lavoro artigianale ha qualche tipica imperfezione, ma anche la dimensione artistica, che non cerca di compiacere un pubblico, ma di ampliare le proprie risonanze interiori. Anche al di là delle seduzioni ritmiche dell’electro-rock.


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