I Tarumba provengono dalla Lucania, ovvero dalla regione Basilicata, una zona dimenticata dagli itinerari economici e purtroppo a volte anche da quelli culturali e turistici. Costituita da un paesaggio bellissimo e allo stesso tempo impervio, per chi abbia un giorno la fortuna di visitarla, la regione non nasconde il suo fascino di pietra, di resistenza e fatica.
L´ensemble lucano guidato da Pietro Cirillo, guidato fin da bambino dalle orme lasciate dal poeta e amministratore di Tricarico, Rocco Scotellare, ci offre un’occasione unica per raccogliere e scoprire la vera magia di questa terra attraverso la musica popolare che si unisce in un work in progress all´esigenza di ricerca sempre ben espressa in ogni parte del disco.
Per entrare nel vivo di questo viaggio bisogna farsi trasportare dal rito danzante della taranta de "Tarumba", iniziando ad immergersi nel vivo della ritmica dei tamburelli: il perpetuo percuotere delle pelli animali si rivelerà infatti componente fondamentale di tutto il disco.
Il rito ha inizio con la "Magia Lucana 1", dalla formula recitata in dialetto stretto tra i denti da una sorta di contadino sciamano (Luciano Zasa) accompagnato dal suggestivo soffio del vento; da qui in poi l´orgia di suoni arcaici e semplici, come la tipica ritmica ossessiva della tradizione, verranno assemblati a suoni più ricercati e a melodie più contemporanee, spesso trasformando il movimento in un unico groove tribale adatto ad ogni espressioni corporea, sia essa sconclusionatamente moderna che tradizionale, come in "Transumanza" e “Tricanese”, dove la danza ritorna ad essere ben conficcata nelle radici della terra d’origine.
Questa sorta di equilibrio non viene mai infranto o sbilanciato e un brano come "Cubba Cubba" è la massima espressione del metodo e della cura con cui è stato costruito l’album: nel pezzo vengono presi a raccolta tutte le componenti strumentali della formazione e viene raccontata una ordinaria storia di popolo poi colorita, come avviene nel successivo "Male Vint", da strumenti a corda quali violino, chitarra battente e ritmata attraverso il continuo pulsare dei cubba cubba continuamente tagliati dal pizzicato del maranzano.
La stessa formula magica decreta la fine di un viaggio che si è consumato intensamente attraverso il sudore della danza, il cullare di una ninna nanna, il calore del fuoco, la durezza della roccia e della rossa terra d´argilla: in appena 27 minuti si sono consumate vibrazioni che hanno portato alla riscoperta ancora una volta di un pezzo del nostro Sud.
Track List: