Un altro atteso e gradito ritorno, loro sono gli I Am Kloot, anch'essi con un bel decennio di bei dischi alle spalle, ci regalano l'ennesimo piccolo capolavoro, ancora una volta saturo di ballate acustiche, e tanta, tantissima estetica brit a farcire dieci stupende tracce. Il nuovo lavoro sembra muoversi in un doppio concept: il primo è concettuale e ben udibile dalle liriche di queste ballate che danzano leggiadre in racconti al confine con la realtà del mondo dei sogni. Paesaggi notturni solitari, a volte drammatici, altre volte che stimolano pensieri infiniti, creando quel piacevole nodo alla gola di pura e sincera commozione. Il secondo concept è rinchiuso nello stile pop folk e nell’estetica delle canzoni: gli I Am Kloot spingono i pezzi con l'aiuto di orchestrazioni, come la forte presenza dei violini, senza che questi arrangiamenti sovrastino la bellezza del disco. Gli spettri della canzone d’autore più internazionale si aggirano come fantasmi dell'opera, volteggiano scrupolosi tra le melodie dei brani; si odono tutti i maestri inconfondibili che hanno influenzato John Bramwell e compagni, e sicuramente anche gli amici Craig Potter e Guy Garvey (Elbow) presenti nel ruolo di produttori. (Leonard Cohen, John Martyn, Thom Yorke, David Bowie, sono solo alcuni stelle che brillano nel crepuscolo di queste canzoni). Forse la ballata 'Nothern Skies' in apertura svela il gioco delle parti, eleganza e la drammaticità di 'To The Brink' formano un gioco asimmetrico con la giocosità trasognante di 'Fingerprints', anche se i violini spesso formano un chiaro filo conduttore che risalta la sceneggiatura concettuale dell’album: 'Lately' è l'unica occasione in cui gli I Am Kloot si spingono in alto con uno stile rock-soul, un marcato contrasto con il folk di 'I Still Do' e ancora l'eterea e indefinita melodia di 'The Moon Is A Blind Eye' sono sicuramente i capisaldi di questo disco; il resto dei fiori raccoglieteli da soli. Notturno e lirico, un sogno crepuscolare e affascinante, parafrasando il grande Shakespeare, gli I Am Kloot raccontano con Sky At Night quei "sogni di una notte di mezza estate" che oggi noi tutti ci vergogniamo di raccontare al nostro risveglio. Sognare non è roba di poco conto, grazie ragazzi per avercelo ricordato.
Track List: