Dopo un esordio sorprendente, “Natural History”, disco che risale ormai al 2001, la band di Manchester era riuscita a dare conferma della propria sostanza con un secondo bellissimo album, l’omonimo “I Am Kloot”, già lontano dai fasti del tanto decantato NAM, che metteva in luce tutte le migliori qualità del gruppo. Anche dal vivo il trio dimostrava sicurezza e le canzoni acquistavano spessore e un’inaspettata solidità rock.
Ancora guidati dalla personalissima voce di John Bramwell, arrivano così al tanto atteso terzo episodio che segna purtroppo un passo indietro rispetto ai lavori precedenti.
Siamo infatti lontani dagli eccellenti livelli precedenti. Troppo spesso le nuove canzoni sembrano solo una copia sbiadita delle loro sorelle maggiori, non conquistano, non brillano e solo raramente sono illuminate dai lampi sonori che avevano contraddistinto finora gli I Am Kloot. Qualche raggio psichedelico qua e là, un’ossessione sonora che si ripete senza fantasia proprio nel brano che regala il titolo ad un album che sembra cercare nuovi percorsi sonori senza convinzione.
Sono infatti le vecchie strade, forse lasciate senza idee chiare, a mostrare ancora il lato migliore della band. Quando camminano su sentieri già battuti come “Over My Shoulder”, tutto fila liscio e il suono ritrova l’incanto di un tempo. Forse ripetitivo, certamente non più originale, ma sempre meglio di quel tentativo quasi mai riuscito di trovare un suono più costruito. È un disco che vorrebbe compiere un passo avanti sia rispetto al ruvido ma originalissimo esordio, sia rispetto al maturo e granitico secondo capitolo.
In entrambi i casi non ci riesce, non va in goal. Le canzoni mancano dell’energia per farlo, della fantasia per provarci. Qualche episodio, emblematico anche nel titolo, prova l’impresa. “The Avenue of Hope”, brano trascinato dal piano sembra il fuoriclasse giusto per riuscirci, ma la sensazione è quella che si giochi una partita amichevole. Avete presente, che ne so, un Inghilterra-Italia prima dei mondiali, tanto per rimanere in terra d’Albione, con il Wayne Rooney di turno che dispensa classe solo a sprazzi, non vedendo l’ora di finire sotto la doccia? L’unica consolazione, per il pubblico e i giocatori, è che almeno non si giocheranno i supplementari.
Ma prima del fischio finale arrivano ancora un’altra bella azione, “Coincidence”, (forse in zona Cesarini è entrato in campo Badly Drawn Boy) e addirittura ben cinque minuti di recupero. Incredibile per un match amichevole!
Parafrasando il titolo dell’ultima canzone di questo cd, io credo che la prossima volta, quando gli I Am Kloot giocheranno per il campionato del mondo, non sbaglieranno partita. Ops disco.
Track List: