Hyacinth House - Black crows´ country

Hyacinth House

Black crows´ country

2008 - Glitterhouse

14/04/2008  |  di Christian Verzeletti

La ghost town da cui dichiarano di venire sul loro Myspace non è l’ennesima città fantasma sperduta nella provincia americana, ma un luogo immaginario della loro Svezia. Che nel Nord Europa stesse germogliando un sottobosco alt-country ce ne eravamo accorti, ma col passare dei dischi bisogna ammettere che i nostri cugini scandinavi non si stanno limitando a ricreare in casa loro quelle che sono le caratteristiche del territorio americano.
Gli Hyacinth House sono la prova di come da quelle parti ci sono musicisti capaci di lavorare con personalità affatto derivativa.
Certo, la band di Mack Johansson ha le sue influenze – evidente soprattutto quella dei 16 Horsepower -, ma l’autorità con cui è stato concepito e suonato questo “Black Crows’ Country” fa pensare che “il paese dei corvi neri” a cui allude il titolo possa diventare un ambiente di loro proprietà esclusiva.
Chitarre, acustiche ed elettriche, banjo, armonica, dobro, violoncello, più basso e batteria costituiscono un impianto folk-rock affatto dolce: il gusto roots della strumentazione viene concretizzato con una forza oscura, degna delle visioni di David Eugene Edwards e della parte più torbida dell’american music.
Registrato in un “unknown home studio” la bellezza di tre anni fa, questo disco viene distribuito solo ora in Europa grazie alla Glitterhouse (etichetta che non a caso si culla tutti i progetti di Edwards).
“Rosewood Country Club” è un primo cauto passo che introduce all’oscurità di un album in cui ci si può tuffare già dalla title-track e da “Road to flowers”, due pezzi che marciano su una vena profetica sottolineata da banjo e chitarre distorte.
In una scaletta di tredici canzoni non tutto ha questa intensità, ma gli Hyacinth House hanno la lucidità e il coraggio di tentare variazioni strutturali con qualche ballata dal respiro più ampio e con qualche intervento strumentale che porta in dote altre sfumature (keyboards, melodica, fisarmonica, clavinet).
La predisposizione rimane comunque quella per un folk-rock funesto che Johansson trascina intelligentemente dalle parti dell’Est in “European rails”, tenendo a mente le proprie origini in “Swedish signs on Monkey Island” (dove alterna l’inglese alla lingua madre).
Lo spettro della morte e di qualche altro fantasma è presente in più di un traccia, dando l’effetto di un mantra ossessivo: giusto quindi che il disco si concluda con una “Unwieldy farmers´ blues” che suona come un esorcismo.
Agli Hyacinth House bisogna solo dare il tempo di mettere a punto qualche particolare e di aumentare la capacità di mantenimento (cosa che nel frattempo speriamo abbiano già fatto). Poi sarà davvero interessante addentrarsi nel loro “Black crows’ country”.


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Track List:

  • Rosewood Country Club|
  • Black Crows´ Country|
  • Road To Flowers|
  • Lucky Stranger|
  • European Rails|
  • Whisky Nights|
  • Swedish Signs On Monkey Island|
  • Numb The Heart|
  • Mundus Vult Decipi, Ergo Dicipiatur|
  • Pete La Las|
  • Two White Men In A Black Car And A Ticket Out Of Here|
  • Beautiful Cold City|
  • Unwieldy Farmers´ Blues

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