Hugo Race - The merola matrix

Hugo Race

The merola matrix

2004 - Desvelos/Audioglobe

08/05/2004  |  di Andrea Salvi

Hugo Race è un’artista visionario che ci ha abituati nel corso della sua lunga, variopinta ma coerente carriera, ad una girandola di esperienze che vanno dai primi outing solisti di Nick Cave a progetti votati ad una ricerca espressiva complessa e interiore quali i True Spirit e ancora le virate nei territori vicini alla più raffinata club culture come con i Sepiatone. In oltre due decenni di carriera il passo da Melbourne alla Sicilia è più breve di quanto si possa pensare, e la decisione di stabilirsi alle pendici dell’Etna è realizzata in un attimo, colto da improvviso innamoramento nei confronti dell’equilibrio che una terra, la sua gente e tradizioni arcaiche ma modernissime rendono questi luoghi unici al mondo.
Capita così che un giorno in quel di Palermo, per una curiosa coincidenza, Hugo Race si sia trovato a tu per tu con alcuni vecchi melodrammi di Mario Merola ascoltandoli tra le vie di uno dei quartieri barocchi più fatiscenti della città, e come colto da una fulminea attrazione, sia stato attratto inevitabilmente dalla loro stessa natura che non chiedeva altro se non il venir compresa in tutta la sua irruente forza.
Il progetto “The Merola matrix” prende forma istantaneamente, come un gesto istintivo di recupero e attualizzazione di un patrimonio sonoro affascinante e dal potenziale dirompente, che si propone di rielaborare non solamente frammenti catturati da consunte cassette pirata vendute direttamente in strada e parti orchestrali da polverosi 33 e 78 giri, ma pure dialoghi cinematografici, registrazioni dal vivo giù giù fino a canti di processioni religiose e ritmi tradizionali dell´entroterra siciliano, il tutto con un piglio decisamente contemporaneo. Il magma sonoro così ottenuto viene successivamente manipolato e sottoposto ad un trattamento laborioso ma attento, dove un’elettronica per nulla invasiva si trova a ricomporre il mosaico musical-culturale di un intera regione. Proprio questo è il punto di forza di un progetto dal notevole interesse antropologico ancor prima che prettamente musicale: il tendere a decifrare, ricostruendolo, il legame fra luoghi, culture, tradizioni, vita quotidiana.
Come viene segnalato fin dalla confezione mediante un bollino premonitore, il paesaggio sonoro ottenuto è vicino ai territori della acid lounge più sperimentale ed ostica, anche se non va dimenticato che sarebbe un grave errore relegare questo lavoro all’ambito troppo spesso modaiolo e facilone della musica d’ambiente. “The Merla matrix” vuole essere –ed è subito, fin dal primo ascolto- la colonna sonora di un film aspro e allucinante, girato tra i vicoli assolati e le anticamente di quartieri misteriosi, dove si celano vendette e passioni, affari di famiglia e pubbliche trame, il tutto secondo le regole della migliore sceneggiata popolare del sud Italia.
Hugo Race si conferma anche in quest’occasione un attento, sensibile regista solitario, svincolato da qualunque meccanismo che non sia quello di una composizione sentita e attratto inevitabilmente da tutto ciò che mostri il proprio spirito radicalmente oscuro, sia esso un blues malato oppure la giostra torrida di uno scacciapensieri.


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