Hugo Race & True Spirit - Taoist priests

Hugo Race & True Spirit

Taoist priests

2006 - Glitterhouse records/Venus

14/03/2006  |  di Andrea Salvi

Nonostante rifugga qualunque definizione sia per sé quanto per la propria musica, Hugo Race incarna alla perfezione il ruolo ideale del bluesman contemporaneo.
In barba a qualunque buona regola della discografia, la sua iperproduttività ci ha resi partecipi nel corso degli anni di una evoluzione artistica sofferta e spiazzante. Dagli esordi estremi in compagnia dei Birthday Party alla continuazione di tale esperienza con la nascita dei Bad Seeds, fino alla deriva garage degli Wreckery, la ricerca di nuove modalità per coniugare la sensibilità blues con un sentire nuovo e scollegato dai loghi comuni lo ha portato a contaminare la propria chitarra con un’elettronica mai invasiva, a fungere da collante tra un passato polveroso e un futuro tutto da immaginare.
Da solo o con il collettivo cosmopolita dei True Spirit, Hugo Race ha sempre mantenuto fedeltà a questa direzione, con costanza e rigore ammirabili.
“Taoist Priests” giunge alle stampe dopo anni turbolenti per la vena creativa dell’australiano: diversi progetti paralleli (Sepiatone, Transfargo, Merola Matrix) tutti piuttosto tendenti ad una deriva sperimentale e una crescente vocazione negli ultimi album dei True Spirit ad avvicinare atmosfere più che mai ipnotiche, dilatate, evanescenti. Questo nuovo lavoro, al contrario delle aspettative, tende invece a ricucire i ponti con una vocazione rock in senso stretto, coniugandola al più recente amore per la ricerca di un suono urbano e allucinato.
Registrato tra Catania e Melbourne, “Taoist Priests” è un lavoro dove tutto ciò si fonde consegnandoci un’istantanea che ritrae un autore in stato di grazia, che fa tesoro delle proprie angosce raccogliendole in brani densi di visioni, di speranze, di sgomenti.
La title track in apertura dell’album comincia con l’attacco desertico della slide di Race, in un crescendo solenne e coinvolgente. La successiva “Ready to go” ha un buon tiro così come la chitarristica “On the bright side”. La tromba di Michelangelo Russo è magnifica e spaziale e da sola è il filo conduttore sonoro dell’intero lavoro e basti l’ascolto dello strumentale “Unknown 404” per convincersi di quale sia il ruolo di certa elettronica nella musica della band.
C’è un non so che di trascendente in questo lavoro, sarà la voce notturna di Race, brani che paiono lunghi mantra come “Cold mother” (dove l’amico Cesare Basile ricambia l’amicizia suonando il banjo), giù giù fino alla conclusiva e corale “Pray on” che suona come uno spiritual.
Il canto dello stesso Race e gli strumenti in gioco sono qui manipolati, campionati, filtrati, moltiplicati, e il risultato corrisponde a quanto ci si attenderebbe da un artista che da tempo ha abbandonato qualsiasi problema di “genere”. Le dodici tracce attingono da un immaginario vario ma coerente, tanto basta.
“Taoist priests” è un album completo, riassunto fedele di quell’esperienza felice che ha condotto un autore di razza come Hugo Race a costruire insieme al collettivo dei True Spirit un approccio tortuoso e compiuto alla materia rock.
Un album che non esaurisce nell’arco di un ascolto, ma che si impone per bellezza e profondità di testi che sono il fulcro dell’intero progetto. Hugo Race è un nome che, tra produzioni e collaborazioni, compare frequentemente tra le pagine della stampa specializzata. Tanto quanto da queste parti sono misconosciute le sue produzioni da solista.
Di quale Hugo Race abbiate sentito parlare o siate ancora in attesa di trovare, “Taoist priests” è la più fedele incarnazione, il momento buono per incontrarlo è oggi: come non mai ne rimarrete incantati.


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Track List:

  • Taoist Priest|
  • Ready to go|
  • I know You|
  • On the bright side|
  • Into the void|
  • Unknown 04|
  • Beyond babylon|
  • Cold mother|
  • Don´t mess around|
  • Walker|
  • Daytura|
  • Pray on

Hugo Race & True Spirit



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