Arriva da Bangor, dallo splendido Maine questo cantautore americano che ha “studiato” a Londra. Dopo un ottimo esordio, “Australia”, uscito nel 2000, e la partecipazione alla colonna sonora di “I Am Sam”, con la cover di “Help”, Howie Day ha incontrato il produttore Youth (Verve, James e Crowded House), per dar vita al più britannico che mai “Stop All The World Now”.
Ad aggiungere sapori “albionici” al nuovo album ci ha pensato poi il missaggio di Michael Brauer (David Gray, Coldplay e Starsailor), anche se Chris Lord-Alge e Clive Goddard hanno detto la loro in un prodotto che, letto così, ha tutta l’aria di essere in buona parte precofenzionato.
La realtà non è molto distante, pur avendo Howie Day personalità da vendere. Il suo primo album indipendente, poi distribuito da Epic - come successo a Damien Rice con la Warner - vendette oltre centomila copie dimostrando, allora ventenne, di essere più che una promessa.
Non si può però negare che le influenze, le assonanze, se volete le similitudini, in questo disco non siano ampiamente marcate: da un lato i Verve che “partecipano” anche con l’ex bassista Simon Jones e dall’altro gli ultimi Travis, quelli sempre più pop rock di “12 Memories”, potrebbero sintetizzare al meglio le onde sonore già sentite in questo disco.
Però funziona, perché il prodotto sembra facilmente consumabile senza essere troppo commerciale, perché alcune canzoni hanno energia sufficiente per poter vivere di luce propria e “Perfect Time of Day”, primo ammiccante singolo radiofonico, ha le carte in regola per ottenere un buon successo.
“Collide” è senza dubbio uno dei brani più intensi del disco, lasciando ancora una volta alla chitarra acustica l’intro, per poi diventare una perfetta pop song che veleggia su arrangiamenti orchestrali non troppo invadenti. Sulla stessa onda anche “Trouble in Here” che strizza l’occhio agli ultimi Starsailor, anche se la voce di Howie Day risulta meno incisiva di quella di James Walsh.
E il disco va avanti, per la verità senza molte emozioni e senza brutte canzoni. Sembrerebbe un paradosso ma questa è, a mio parere, l’estrema sintesi di un lavoro che non riesce a penetrare l’anima e al tempo stesso si lascia ascoltare. “I’ll Take You On” è un bel brano, ma ancora una volta la sensazione principale che lascia è quella di un, sia pur piacevole, “già sentito”.
“She Says”, già sentita davvero in quanto compariva anche su “Australia”, alla fine è una delle canzoni più riuscite, la più cruda, la più genuina, quella che scopre la parte cantautorale di Howie Day, senza arrangiamenti esageratamente pop.
A chiudere le citazioni, ma non il disco, ci pensa “You And I Promise” che sembra cantata da un Bono stanco, quasi dolente. Da qualche parte, non ricordo dove, ho letto di lui come l’ennesimo nuovo Jeff Buckley.
Questa volta, vi assicuro, senza essere un demerito per questo cantautore del New England, Mr. Grace non c’entra nulla.
Track List: