Hound Dog Taylor - Release the hound

Hound Dog Taylor

Release the hound

2004 - Alligator / IRD

15/11/2004  |  di Antonio Avalle

Ritrovarsi ad ascoltare del materiale inedito di Houd Dog Taylor è come aver ritrovato in cantina una dimenticata bottiglia di ottimo bourbon. Dopo averla aperta vi accorgete di quanti anni sono trascorsi e di quanto gusto vi siete persi ... rimproverandovi: “caspita, ma dove era nascosta?” Le quattordici tracce presenti in quest’album “Release The Hound” di H.D.Taylor riuniscono celebri momenti live, divisi tra il ’71 e il ’75, e tre brani in studio. Dopo la bellezza di trentanni, ben suonati a favore del blues, l’Alligator (casa discografica voluta da Bruce Iglauer, convinto sostenitore delle doti di H.D. Taylor) pubblica queste memorabili, quanto attualissime incisioni, rispolverando l’icona di un rivoluzionario bluesman, Mr.Theodore Roosevelt Taylor, alias Hound Dog Taylor.
Il contenuto di questo cd potrebbe far impallidire i migliori White Stripes in circolazione, lasciare senza fiato gente come Black Keys e imbambolato uno come John Spencer, che in parte già lo è. Qualche decennio prima Hound Dog Taylor si proponeva con un set formato da batteria e chitarre rigorosamente elettriche, proponendo un violento blues, distorto, scorticato, potente e rabbioso. Dopo aver girovagato per un bel po’ d’anni suonando con Elmore James, Robert Lockwood jr., Sonny Boy Williamson e Muddy Waters (che invidiabile scuola!) Houd Dog Taylor si ritrova sul finire degli anni ’50 a formare gli Houserockers (chitarra ritmica Brewer Phillips / batteria Levi Warren). Il trio in questione ebbe soltanto all’inizio degli anni ’70 un serio contratto discografico (da possedere ad ogni costo l’omonimo primo album “Hound Dog Taylor and the HouseRockers”), che fruttò una mezza dozzina di album. Sopraggiunse prematuramente la morte di H.D.Taylor sul finire del ’75.
Quasi sempre ubriaco durante i suoi schizzati show (guadagnava 15$ a serata) Hound Dog Taylor era una vera furia, poco contava la tecnica, le straziate corde della sua Fender non trovavano mai pace, sempre tirate al lucido dal suo bottleneck (collo di bottiglia d’acciaio). In fondo l’importante era divertirsi, ascoltare per credere come strapazzava lo stile di Elmore James in “Wild About You, Baby” e quanta energia riusciva a trarre da una ballata come “It Hurts Me Too”, qualcuno potrebbe arrivare anche storcere il naso davanti a tali irregolari scansioni ritmiche, a tanto appasionato down home punk blues ... ma sbagliarsi potrebbe essere un grave errore.
E pensare che H.D.taylor amava dire: “Quando morirò diranno che suonavo delle schifezze, ma che le sapevo suonare bene!”.


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Track List:

  • Wild About You, Baby|
  • Sen-Sa-Shun|
  • She’s Gone|
  • It Hurts Me Too|
  • What’d I Say?|
  • One More Time|
  • Sadie|
  • The Dog Meets The Wolf|
  • Walking The Ceiling|
  • Sitting At Home Alone|
  • Phillips Screwdriver|
  • Gonna Send You Back To Georgia|
  • Things Don’t Work Out Right|
  • See Me In The Evening / It’s Alright

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