La spiaggia di approdo per questi quattro ragazzi lombardi è un insieme di brani, quasi tutti strumentali, in cui cimentarsi in un gioco al confronto con altri nomi emergenti – o già emersi – come Giardini di Mirò, o classici del genere, quali i Tortoise. Tutto sommato, è un esordio che non vuole essere spiazzante ma che scommette e rischia il proprio fascino in un testa e croce fra poche note di piano e una leggera vena elettronica che attraversa tutti i pezzi, anche soltanto come ambientazione di fondo.
In alcuni momenti si avverte quasi il gusto della suite, nel passaggio poco marcato fra un brano e l’altro – “Es una Hormiga” muore fra le braccia di “The Girls leave the Circus”, in un’agonia piuttosto asettica – o nella lunga ma densa “Ten soft Days”, in un richiamo di atmosfere figlie di un intimo raccoglimento, prolungato in larga parte dell’album. In diversi casi fra i vari rumori di fondo si colgono più o meno velati accenni a spazi aperti, a quell’acqua mostrata in copertina (“Happy Birthday…” e “In Partegora”), segni sparsi di una rincorsa ad un lirismo, presente ma non sempre sviluppato a dovere.
Registrato nell’arco di almeno un paio di anni, “Shore” è coerente ed umile allo stesso tempo: coerente poiché ispirato da una visione musicale omogenea, indipendente dalla protratta gestazione in studio, ed umile in quanto contenuto nelle sue momentanee ambizioni. Gli Hormiga non spingono il giocattolo oltre le proprie possibilità, rimanendo in un campo preciso – quello dei buoni artigiani – dove poter apprendere mano a mano la propria arte andando “a bottega”. Tutto ciò richiederà sicuramente del tempo, e nessuno è in grado di dire adesso quanto.
Certamente gli Hormiga devono sfuggire da quei momenti di stanca protratta che appesantiscono soprattutto i pezzi finali: in questo caso “The moles way of life” è emblematica, tanto è aggrovigliata su se stessa e difficilmente aggirabile.
Ma l’opera si fa anche apprezzare pur nelle sue vive spigolature per il modo di sottintendere quasi una (placida) realtà circostante che si fa fatica oggi a ritrovare. Un segno di affetto che possiamo dare con questo album risiede nella pace e nella musica della contemplazione.
Un gusto in parte retrò, magistralmente sfoderato in lungo ed in largo, al quale però non fa ancora da contraltare la saggezza di in chi è in volo da tanto tempo e conosce bene i punti migliori e i posti di approdo più ottimali. Essendo un esordio, tutto ciò è ampiamente ammissibile: in caso contrario, avremmo dovuto più diligentemente parlare di incroci di casualità.
Track List: