Honore’ De  Balduck - Il capolavoro sconosciuto

Honore’ De Balduck

Il capolavoro sconosciuto

2008 - Self

21/12/2008  |  di Massimo Sannella

E’ inutile girarci intorno o proferire critiche felpate. E’ arrivato un disco che celebra le gesta di una antica/nuova specie , anche se in realtà la specie esiste da tempo, da quando suonare cose “strane con il sorriso sulla bocca” era ancora musica da fuorilegge. “Il Capolavoro Sconosciuto” non è un semplice dischetto che arriva come tanti a fare cucù tra i siparietti dell’emergenza, ma è un saldo ribadire la genialità e il buongusto di compositori e musicisti quali sono gli umbri Lorenzo Baldinelli e Gabriele Paperini, qui nella smagliante forma evolutiva che prende il nome di Honorè de Balduck, con ensemble di “musicanti al seguito” che allargano la line up del duo nella sana costituzione di band vera e propria.
L’album, come da temperamento creativo del duo originale, non è moderno nè tantomeno assoggettato a quel trendy last-minute, è un bilico sospeso tra musiche di varie epoche, non prende in considerazione la musica contemporanea ( nell’accezione che sino ad ora abbiamo dato a musica contemporanea), ma sfolleggia assemblando piccole suites che modellano folk, latin, tex-mex, Bangalore & Tennessee, Bella Epoque e jazz , tutto tagliato, rimescolato, puntinato e rimesso a nuovo. Un disco di puro turntablism che non ha davvero nulla da invidiare alle medie produzioni discografiche che dello show entertainments musicale ne fanno un vanto.
Ancora una volta, è la provincia a strattonare in avanti la musica vera e tirare da parte quella deteriorata da troppa elettronica et similia; sarà forse per il sentore della fine di questa epopea, o la semplice e normale evoluzione preferenziale di stili e ascolti, che si è portati a riscoprire questi suoni caldi ed effervescenti, fluidi e spassosi, da speak-corner , che si incastrano nella loro semplice complessità dinamica nel retrò della piacevolezza che sa di già vissuto, di vino, mezzenotti e sigarette a go go.
Dieci tracce dai moods transglobali e il verbo lirico della slam poetry; un multi-livello uditivo privilegiato dell’arte ri-combinatoria di un primitivo cut’n’mix old style che rende questo album una boccata di libertà creativa, che fà breccia, piace, e ti porta alla salvifica debita distanza dai rumorismi molesti della breakbeat era.
Anche un disco coraggioso, se la vogliamo dire tutta, che automaticamente si può autoproclamare “fuori dal giro” ufficiale di certe velleità “commerciali di grande spettro”, ma ai posteri l’ardua sentenza – come si suol dire - ; qui il tempo si arresta quando si ascolta questo lavoro che avvolge tutti, e credetemi, è una gran bella cosa fermarcisi sopra.
Praticamente impossibile non lasciarsi trascinare nei vertigo del brass-dixiland de “La proposta giusta” e “Ultimo treno a Parigi”, o non immaginarsi sederini ambrati e conturbanti di bajadere nel mambo di “Libertà d’autore”; e che dire dello stompig seventies di “In decisione” corredato da flauto traverso, arpa e freedom senza poi non cadere nelle sgrinfie dello swing jazzato di “La polvere” ? Non vorrei usare un eufemismo, ma questa “operazione sonora” degli Honorè De Balduck è destinata comunque a suscitare qualcosa di buono per un quasi “concept” che a mio avviso riporta in auge il mecenatismo sonico dei tempi d’oro che si aggirava negli anni 60/70 al Fox Theatre di Stockton in California, ma torniamo a lasciare ai “soliti posteri” il tutto.
Bella la struttura ballad dell’onirica realtà contemplativa di “Conviene”, con quel tocco d’arpa che cristallizza l’ascolto, e simpaticissima la Bollywood casareccia che imperversa tra tablas e accordi di chitarra paludati da sitar in “Mantra”; le collaudatissime vocalità di Baldinelli e Paperini toccano il picco in “Le malelingue”, swing puro e attitudini Doo Wop e in “Quel tal ?” cantata in lingua spagnola, un mix di shake, twist, mex sfuggevole e sbavate di armonica che si assumo l’ingrato compito di titoli di coda che scrollano su questo brioso show fissato su takes.
Se siete dentro questo tipo di suono, troverete cibo in abbondanza per il vostro piacere e per le vostre curiosità da scoprire; questo “Capolavoro Sconosciuto” sarà per voi quieto, saporito, ottimo e intrigante; per quanto riguarda la critica di settore, si può solo rilevare un difetto di base mostruoso: la bellezza in note di un piccolo capolavoro riconosciuto.


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Track List:

  • Velluto blu|
  • La proposta giusta|
  • Libertà d’autore|
  • In decisione|
  • La polvere|
  • Ultimio treno a Parigi|
  • Conviene|
  • Mantra|
  • Le malelingue|
  • Que tal ?

Honore’ De Balduck