Visto lo sticker che campeggia in bella mostra sulla confezione del cd, meglio dire subito che “10.000 years" non è un “Sgt. Pepper’s”: non ne ha né il coraggio né la fantasia rivoluzionaria, ma rimane un opera pop come non ce ne sono molte in giro.
Ad un primo ascolto, il sesto disco della band di Adam Levy, sembrerebbe segnare il definitivo passaggio della band dall’alt-country ad un pop-rock di stampo radiofonico: ci infatti rimandi ad un suono corposo e fruibile, come era quello dei Dada o degli Odds, ma gli Honeydogs hanno deciso di mettere in scena il copione come una piece ben più complessa dell’ennesima corsa in autostrada.
Il disco è pubblicato dalla United Musicians, etichetta fondata da Aimee Mann e Michael Penn, due che la sanno lunga in fatto di pop-rock, ma anche di cinema e di spettacolo in generale. Penn infatti, oltre a produrre e a fare qualche comparsa nel disco, deve aver ben coadiuvato gli Honeydogs in questo che è il loro progetto più ambizioso: più che una raccolta di canzoni, “10.000 years” è un serial televisivo di tredici puntate, che superano la qualità dei programmi comunemente diffusi.
Fa bene lo stesso Penn ad offrire il suo parere, con più cognizione di causa, sempre sul discusso sticker di copertina: “tutti dovrebbero avere questo disco è come la tv o un quotidiano”. Non è indispensabile, ma fa bene alle orecchie godere di una tale combinazione di generi, dai Kinks ai Beatles, da Marvin Gaye ad Aimee Mann, tutto sintonizzato sulle linee d’onda cariche di grooves di basso e tastiere.
La mole di lavoro condotta in studio ha portato ad un patchwork di canzoni che, come degli audiovisivi, rappresentano i tumulti mal sopiti dentro la nostra società: è un suono che può smuovervi mentre fate colazione o mentre siete sotto la doccia, ma, una volta distolta l’attenzione dal rito, rende impossibile non accorgersi che ciò che avete lasciato acceso sta trasmettendo qualcosa di non esattamente piacevole. Dalla politica rampante alla rincorsa genetica, dalle esasperazioni tacnologiche alle devastazioni ambientali fino ai conflitti di massa, Adam Levy canta i drammi del nostro tempo con la quotidianità irrisoria con cui gli stessi sono mascherati.
L’album è colmo di funky e r&b bianchi, che mantengono sempre mosso lo sfondo e offrono un ambiente variegato su cui innestare keyboards, programming, electric sitar e harpsichord: “Panhandler´s Serenade” e “Damascus” sono esempi di come gli Honeydogs riescono ad elaborare le ballate, rendendole accattivanti ma mai ruffiane. L’apice del disco è in “Were the heavens standing blindly?”, un pezzo che altrove sarebbe rimasto confinato in un suono roots, ma che qua muta i propri connotati, sfiorando l’estetica del “White album” dei Beatles.
Il limite di “10.000 years” è che non è un disco da radio: potrebbe però stare in cartellone a Broadway o in esposizione in un museo moderno.
Track List: