Hogwash - Half untruths

Hogwash

Half untruths

2006 - Urtovox / Audioglobe

06/10/2006  |  di Christian Verzeletti

Chi non li conosce potrebbe prenderli per un gruppo indie-rock e rimanere sorpreso di quanto l’indie-rock riesca ogni tanto ad avere una sostanza sua.
Salvo poi scoprire che gli Hogwash l’indie-rock se lo mangiano a colazione, tanto per stare leggeri, visto che hanno alle spalle una dozzina d’anni di gavetta e quattro, con questo, dischi ufficiali: un’esperienza partita dall’hard psichedelico di Blue Cheer e Motorpsycho e affinatasi già con le ballate rarefatte di “Atombombproofheart” (2003).
“Half untruths” riprende i toni morbidi del precedente per proseguire su un sentiero levigato, ma definito, a scoprire un ambiente in cui atmosfere bucoliche poggiano su strutture pop underground alla Stephen Malkmus e J Mascis.
Se da una parte le chitarre e la ritmica suonano ispide e stralunate, dall’altra flauto e tastiere varie sollevano i pezzi senza farli girare su sé stessi: il pregio di “Half untruths” sta in questa leggerezza mai futile, che prende il volo pur non staccandosi del tutto dal rock e dal garage. Gli Hogwash riescono a ricamare le canzoni senza perdere contatto col loro corpo: ciò è evidente anche nel lavoro compiuto alle vocals in più di una traccia e negli interventi dell’armonica in “Holes in my maps”.
Certi giri sghembi ricordano i Pavement, ma la band bergamasca infonde nei pezzi una luce da tardo pomeriggio che pare essere diventata ormai un tratto caratteristico, almeno stando alle ultime prove in studio.
Anche quando suonano allampanati di malinconia, brani come “Fools do pay” rimangono vividi, appiccicati addosso con le chitarre che si attorcigliano e si impuntano seguendo quelli che sembrano essere gli ultimi sprazzi di luce del giorno.
Il disco è prodotto con Alberto Ferrari, ma non si fa affatto carico della mole sonora dei Verdena: gli Hogwash preferiscono giocare con gli strumenti come dei fini intenditori, carezzando con una slide, pizzicando con un mandolino fino a concludere con i prolungati giochi di voci in “Me and the half untruths I & II”, che sono davvero la cosiddetta ciliegina sulla torta.
“Half untruths” è un disco dolce e malinconico: piacerà anche a molti seguaci dell’indie-rock pur non avendo il pallore flebile tipico del genere. Qua canzoni e strumenti suonano davvero, anche quando si fanno incantare da qualche scintillio pop. E viene da pensare che il titolo, (“mezze verità”), alluda all’inafferrabilità di una musica capace di stare in splendido equilibrio tra generi e sottogeneri.
Gli Hogwash sono cresciuti ancora e rappresentano una certezza, che meritebbe di essere considerata al di fuori di una ipotetica scena italiana underground.


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Track List:

  • Bikeride|
  • Crude|
  • Red heart shaped petal|
  • My dear december|
  • Fools do pay|
  • Holes in my maps|
  • Weak brother|
  • I see you|
  • Mend my ways|
  • Goodbye letters|
  • As a day|
  • Thomas Ross jr.|
  • Me and the half untruths I & II

Hogwash



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