Hillstomp - After two but before five

Hillstomp

After two but before five

2007 - Hillstomp

14/11/2007  |  di Christian Verzeletti

“After two but before five” è il terzo disco degli Hillstomp, duo dell’Oregon formato da Henry Kammerer (chitarra, voce) e John Johnson (percussioni, voce), ed è un live autoprodotto.
Detto così, sembrerebbe uno dei tanti cd lanciati sul mercato dall’ennesima band indipendente con l’obiettivo di tentare la fortuna. Gli Hillstomp invece sono una formazione tutt’altro che approssimativa: sanno bene da che parte andare e che direzione prendere per arrivarci.
La prima indicazione a cui svoltare per raggiungerli è quella del blues, del Delta blues; una volta nei paraggi del Mississippi, bisogna prendere per Hill Country Blues, una zona ideale ma molto concreta ed asciutta, caratterizzata dal prosperare di arbusti di trance blues, country, hillybilly ed altre piante selvatiche.
Gli Hillstomp hanno registrato un paio di serate a tarda ora in un club di Portland ed Eugene, ma l’impressione è quella di trovarsi molto più a Sud quasi che i due con la loro musica avessero trasferito l’intero locale nel territorio di cui sopra.
Certo non devono essere stati molti i presenti, eppure il live suona assiepato, partecipato grazie alla performance dei due protagonisti capaci di ipnotizzare il pubblico fino a trascinarlo dalla loro parte.
In scaletta ci sono R.L. Burnside, Mississippi Fred McDowell e Bukka White, presentati però non come semplici cover: gli Hillstomp suonano invasando ogni pezzo di un’energia esclusiva dotata di una personalità rozza e spartana. Chitarra slide, batteria ed armonica, con l’aggiunta di qualche bidone convertito in percussione, costruiscono un suono che rimanda sì ad illustri maestri del blues, ma che eccita e si eccita in modo personale.
Le reiterazioni primordiali del blues vengono adoperate per imbastire una tensione essenziale, prontamente stoppata e fatta ripartire nell’iniziale “Goin’ down South” oppure colpita ripetutamente nella successiva “NE Portland 3 AM”. Bastano pochi pezzi e l’atmosfera è già surriscaldata con voci e chitarra che prima marciano sul country e poi sussurrano alle orecchie dei presenti “Dark clouds a´risin”.
Kammerer e Johnson si dichiarano “big fans of R.L. Burnside” prima di una “Poor black Mattie”, cupa ed arcana come sarebbe piaciuta al suo autore, ma il bello viene quando si lanciano a capofitto nei pezzi a partire dal finale di “Shake ´em on down”.
Le esecuzioni sono sporche, imperfette, ed il concerto si conclude con le sole voci dei due a cantare sul ritmo battuto dai presenti. Il che vuol dire solo una cosa: che gli Hillstomp hanno fatto centro e meritano considerazione.
Quando è così, le indicazioni di genere contano relativamente e rimangono a penzolare fuori dal locale colpite dal passaggio di una forza autentica.


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Track List:

  • Goin Down South|
  • NE Portland 3 AM|
  • Mr. Charlie III|
  • Lucy´s Lament|
  • Dark Clouds A´Risin|
  • Roustabout|
  • Rollin´ and Tumblin´|
  • Poor Black Mattie|
  • You Done Told Everybody|
  • Shake ´Em On Down|
  • Landlord Blues|
  • Stewball

Hillstomp