Hidden Cameras - Mississauga goddam

Hidden Cameras

Mississauga goddam

2004 - Rough Trade

07/10/2004  |  di Maurizio Pratelli

Per chi già conosce il sorprendente esordio dello scorso anno “The smell of our own”, questo secondo disco ufficiale degli Hidden Cameras, non sarà certo una sorpresa. La band di Joel Gibb conferma tutto quanto di positivo era stato scritto su di loro, licenziando un altro disco irresistibile.
Anticonformisti, eccessivi, goliardici, tanto da definire la loro musica “folk gay da chiesa”, dove gay sta per divertente, gli Hidden Cameras propongono una spumeggiante miscela di sapori sixties, nella quale trovano posto alcune travolgenti ballate.
Per quanto sia impossibile non pensare ad un percorso che passi attraverso i Beach Boys prima, gli Housemartins e i Belle & Sebastian poi, gli intrecci sonori e vocali che possiamo incontrare sono molti, e spesso in antitesi tra di loro. La musica degli Hidden Cameras non è un’autostrada, semplice da percorrere e con una destinazione certa. La loro pista musicale è una prova speciale, piena di scossoni, di vibrazioni, di emozioni che non ti lasciano guidare ma ti guidano, senza meta, in luoghi noti, meno noti e spesso del tutto inattesi.
Basterebbe l’iniziale “Doot Doot Blot” con un intro alla Jethro Tull, un coretto pop e un ritornello irresistibile a rendere la cifra di questi mezza dozzina di canadesi che dal vivo animano, e colorano con spettacolari travestimenti, tutte le immagini che ascoltando le loro canzoni su disco, possiamo solo immaginare.
Come è possibile resistere al fascino di “Built The Bone”, alla melodia del brano, agli archi che lo trasportano, alla voce calda di Gibb che distilla emozioni ? Impossibile. Ma le belle sensazioni che lascia, hanno solo il tempo di accarezzare il cuore. E non certo perché la canzone non possegga le qualità per rimanerci, ma solo perché questi “perfidi” cittadini di Toronto, subito dopo ci piazzano un contagioso sfogo vitale come “Tear is on”, che spazza via tutto. E devi ricominciare da capo.
L’aria da cerimonia, da camera (quasi da chiesa) che spesso avvolge i brani ha la forza miracolosa di non appesantirli: piuttosto li avvolge in una sorta di aurea magica dalla quale escono, come lampi luminosi e squarci rabbiosi, le geniali intuizioni della band.
La musica di Gibb è spudorata e orgogliosa, lo è nei testi quanto nelle sonorità, eppure riesce ad esserlo senza “vendere” volgarità fine a se stessa. Riesce a farlo con sincera passionalità, mettendo in gioco se stesso senza offendere gli altri.
Se il messaggio è quello di far pensare, provando comunque a rallegrare il cuore, gli Hidden Cameras hanno fatto centro ancora una volta. E in questo senso “Music is my boyfriend”, diventa il manifesto di questo disco, il punto centrale dal quale l’opera può partire in tutte le sue imprevedibili direzioni.
Vi sembrerà di assistere alla proiezione di un film, alla prima di un musical e perfino alla recita di una messa. Ma in qualunque luogo vi troverete, ne uscirete canticchiando “Mississauga Goddam”, con un sorriso sulle labbra e l’anima serena.


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Track List:

  • Doot Doot Plot|
  • Builds The Bone|
  • Fear Is On|
  • That´s When The Ceremony Starts|
  • I Believe In The Good Of Life|
  • In The Union Of Wine|
  • Music Is My Boyfriend|
  • Bboy
  • We Oh We|
  • I Want Another Enema|
  • Mississauga Goddam

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