Herself - Homework

Herself

Homework

2008 - JESTRAI

07/01/2009  |  di Désirée Iezzi

Profumo di magnolia, eleganza e candore.
Questo è quello che mi viene in mente ascoltando la prima traccia del nuovo disco di Herself. Le immagini poetiche vengono evocate dalla sua musica più che dai testi, popolati, invece, di creature fantastiche poco rassicuranti (“King Kong”), e bizzarrie di un mondo alle porte della realtà e ad un passo dalla finzione cinematografica.
E non è un caso: nella corazza di Herself si nasconde Gioele Valenti, un giovane menestrello siciliano che oltre a confezionare dischi deliziosi come caramelle al lampone, scrive poesie e racconta storie. L’immaginazione non gli manca; e se a scuola spesso si rischiava di far preoccupare maestre e genitori, in campo artistico è una dote che non tutti hanno e che in troppi spacciano per propria, comprandola altrove.
La traccia numero due - “Hate” - ci rivela un Giole Valenti tutt’altro che melenso. Inizia così: “I got a gun, I gotta see you. I’m on your back an you don’t see me come”: qui il fantasma di Mark Oliver Everett (Eels) emerge, sia nell’approccio fortemente lo-fi, che nelle parole - mai troppo rosee. La batteria ha un incessante e smanioso ritmo tribale. L’inquietudine si placa immediatamente con i più rassicuranti archi della terza traccia, “Nails”, e con la voce sussurrata in “Meet Miriam at the park” e in “Spider of the dead”. “To an old friend” è forse uno dei momenti del disco musicalmente più interessanti. Il disco si conclude con “Between the starz”: un crescendo emozionale che improvvisamente cessa, si spezza, e lascia delusi. Un’insoddisfazione però dovuta all’inaspettato. Cerchiamo una cerniera, due punti di sutura che arginino, almeno momentaneamente, la creatività di Giole Valenti.
I paragoni quando si parla di Herself sono tanti ed importanti - Will Oldham, Sparklehorse, Eels - e non c’è dubbio che Herself abbia ascoltato tanta musica anglosassone, e il fatto che non canti in italiano ne è il primo e ovvio segnale.
Ma credo sia più affascinante vederlo immerso nei colori e nei profumi intensi della sua Palermo, modellata da ombre e forme debordanti che trasformano in visioni oniriche certi angoli della città. Homework però è tutt’altro che barocco - anche se spazia molto nelle sonorità, l’approccio resta lo-fi e come tale non risulta mai troppo artificioso.
Il progetto è affascinante, il titolo pertinente, il disco riuscito.


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Track List:

  • King Kong
  • |Hate
  • |Nails
  • |Meet Miriam at the park
  • |Spider of the dead
  • |The One
  • |King of glory
  • |To an old friend
  • |Between two starz

Herself