Hera - Hafid thennan dag

Hera

Hafid thennan dag

2003 - Skifan hf.

02/03/2004  |  di Domenico Maria Gurgone

L’ascolto di un album interamente cantato in islandese rappresenta sicuramente una sfida per orecchie ormai assuefatte alle melodie consuete del cantautorato italiano o alla secca precisione ritmica dell’inglese. Tuttavia, questo “Hafid thennan dag” della giovane Hera Hjartardòttir può ripagare l’ascoltatore più curioso per svariati motivi.
Innanzitutto, per la stessa concezione dell’album. Intendiamoci: in esso non è stata fatta alcuna concessione gratuita ad una musica tradizionalista in se e per se. Esprimersi nella lingua natia rappresenta per Hera una scelta di campo che con ogni probabilità la costringerà sempre all’angolo opposto a quello presidiato dalla ben più nota connazionale Bjork, più in linea coi dettami del global-pop almeno per quanto attiene alle sue regole di base. Ciò non toglie che “Hafid thennan dag” riesca comunque a suonare moderno in virtù di una produzione mai invadente che pone sempre in primo piano l’interpretazione vocale e una chitarra suonata in punta di dita.
Di conseguenza, è sicuramente nei brani più d’atmosfera, nelle ballate dai toni soffici, che l’opera si lascia maggiormente apprezzare. Circondata da un manipolo relativamente scarso di musicisti – che hanno partecipato offrendo contributi circoscritti, evitando nei fatti di offrire l’idea di una qualsivoglia backing band – l’islandesina canta con voce limpida canzoni che evocano la propria terra d’origine, almeno per come noi siamo portati scontatamente ad immaginarla. E, così, nelle solitarie note della sua chitarra acustica e nei veli sottili di un Hammond lontano ritroviamo corse attraverso immaginarie foreste popolate dai folletti che animano le favole popolari del luogo.
L’improbabilità di una puntuale analisi testuale impone di valutare ancor più approfonditamente l’aspetto dell’esecuzione che, bisogna dirlo, è quasi sempre al di sopra della media: così, l’apertura lasciata alla title track appare da subito convincente e delicata allo stesso tempo, come anche i passaggi dei brani che chiudono l’album, quali la circolare ed apprezzabile “Dararamm” fino alla elegiaca e conclusiva “Dimmalimm” che, dopo attento ascolto, potrebbe provenire con facilità dal repertorio più classico e meno pop dei Cranberries. Alcuni altri brani (“Songlausi naeturgalinn”, “Sit og vaki”), invece, risentono di un approccio forse troppo rilassato, che ne riduce l’efficacia a quella di filastrocche recitate con poca convinzione.
Il tutto non inficia nel complesso questa prova in studio che – seppur breve – regala attimi di intensità interpretativa notevoli, considerata tutto sommato la giovane età della ragazza. Hera – la quale ha diversi album alle spalle, ricordiamolo – ha le carte in regola per proseguire una carriera che sinora le ha offerto anche soddisfazioni artistiche di livello, quali la recente collaborazione per due serate con Nick Cave. Grande è pertanto il desiderio di valutarne le capacità dal vivo, nella dimensione acustica o semi-acustica che più si addice alla vocalità ed allo spirito attuale di questo misterioso folletto islandese.


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Track List:

  • Hafid pennan dag|
  • Sit og vaki|
  • Songlausi aeturgalinn|
  • Myndin af ther|
  • Eyrarrost|
  • Kysstu mig Gosi|
  • Stulkan sem starir a hafid|
  • Vegbuinn|
  • Dararamm|
  • Talad vid gluggann|
  • Dimmalimm

Hera