Hank Williams Iii - Straight to hell

Hank Williams Iii

Straight to hell

2006 - CURB RECORDS

29/05/2006  |  di Christian Verzeletti

Con “Straight to hell” Hank Williams III esce allo scoperto, ancora più di quanto avesse fatto con “Risin´ Outlaw” (1996) e con “Lovesick, Broke & Driftin´ (2002). Già quei due dischi lo avevano messo sulla via del country più bastardo, indicandolo come l’ultimo seguace di quell’Hank Williams da cui risulta discendere non solo per questioni anagrafiche. Questo nuovo album prosegue sulla stessa strada a passo ancora più spedito: in barba a qualche casa discografica con cui ha battagliato a lungo, è un doppio disco fortemente marcato dal country più conservatore e ribelle. “Hellbilly” lo chiama lui e sin dalla prima traccia ci si trova di fronte una musica carica di riferimenti “dannati”: non bisogna lasciarsi ingannare dalle prime note che sembrano introdurre ad una morbida country-ballad, perché “Satan Is Real” dei Louvin’ Brothers suonata in medley con la title-track non potrebbe essere più esplicita. Tutto il disco è pervaso da testi e da immagini che rimandano in modo eccessivo ad una condizione di artista maledetto: Hank III sembra voler provocare con una visione al di sopra delle righe, giocando con pillole, alcool, fumo, armi e sesso come un nipotino perverso.
Ne soffre anche la sua musica: se il primo cd è uno dei migliori dischi country degli ultimi tempi, colmo di sussulti pronti a debordare da ogni traccia, il secondo dischetto rasenta l’autolesionismo con una bonus-track di ben 42 minuti che alterna rumori e vagiti di ogni sorta ad interpretazioni acustiche sguaiate.
Anche dalle immagini del booklet è evidente che Hank III soffre di incontinenza: sangue, tatuaggi, diavoli, teschi e fucili puntati in bocca sono un contorno a dir poco pacchiano, che forse nelle intenzioni dell’autore dovrebbe aumentare l’essere outlaw della sua musica. Il gioco invece alla fine si rivela controproducente perché l’ascolto complessivo dei due cd perde in tensione, dando l’idea di uno sfogo personale. Ci si può solo rammaricare per una mancanza di equilibrio tanto smaccata e grossolana, anche perché “Straight to hell” contiene pezzi lontani anni luce dalla patina nashvilliana: “Things you do to me”, “Country heroes” e “D. Ray White” rispolverano ombre western, “Pills I Took” sbatte sul country in modo pericoloso, mentre “Smoke & Wine” e “Dick In Dixie” girano a mille sporche e libere da qualunque manierismo. Tutto il primo cd è una rivendicazione di una diversità e di un talento che se la spassano con la tradizione.
Alla fine il maggior pregio e il maggior difetto di Hank III coincidono nel suo essere senza compromessi. Questo fa di lui un artista di assoluto livello da considerarsi però in modo diametralmente opposto ad altri: se un Dwight Yoakam calibra la sua classe al punto da suonare stucchevole, lui se ne fa travolgere fino a perdere il controllo.


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