Handsome Furs - Plague park

Handsome Furs

Plague park

2007 - Sub Pop / Audioglobe

19/06/2007  |  di Alfonso Fanizza

Molto spesso sono i progetti più semplici a risultare interessanti, proprio per la naturale capacità con la quale attraverso l’utilizzo di modiche attrezzature riescono ad ottenere ottime risoluzioni musicali.
In “Plague park” non ci sono chitarroni sprezzanti, bassi tamburellanti o batterie sbrigative: niente di tutto questo. La sua singolare attrazione risiede semplicemente nell’efficace impiego di una chitarra e una drum machine, atte a ricamare scarne tele melodiche sulle quali si adagia magistralmente un cantato aggraziato, a dimostrazione di come la formula magica ostentata dagli Handsome Furs funzioni in modo singolare.
Handsome Furs è sostanzialmente il progetto parallelo messo in piedi da Dan Boeckner, che in molti conosceranno per la sua militanza nella band canadese Wolf Parade, e dalla sua compagna Alexei Perry.
Un progetto minimale nella forma e nei contenuti che richiama alla mente formazioni del calibro di White Stripes e The Kills, soprattutto quest’ultimi per l’utilizzo consistente della drum machine.
La tensione creata dai pochi strumenti a disposizione permette al duo di Vancouver di estrapolare dal proprio cilindro nove canzoni semplici e naturali che vanno a comporre “Plague Park”, conseguendo così l’obiettivo imposto di apparire il più rarefatti, discontinui e ripetitivi possibili. Un “parco” in cui è facile trovarsi di fronte a uova d’oro e di ferro, ed abitato da animali ottusi, capitani materialisti e corpi insonni Ovviamente la voce di Boeckner è l’elemento catalizzatore delle canzoni. Un cantato avvincente in tutte le sue forme, che lascia traspirare una malinconia congenita soprattutto nei brani melodicamente più intriganti come “Hearts of iron” e “Handsome Furs hate this city”. Un canovaccio ripetitivo quello espresso dal duo canadese in quasi tutte le canzoni del disco: una batteria elettronica ad imporre sin dalle prime battute l’andatura della canzone seguita a ruota dalla chitarra e dalla voce. “Handsome Furs hate this city”, “Sing! Captain” e “The radio’s hot sun” le sole in cui la formula non viene rispettata nella sua normale andatura.
Non un capolavoro, ma nella sua particolarità “Plague Park” riesce a lasciare il segno attraverso la “magia” di canzoni in grado di catturare l’attenzione per la semplicità ritmica con la quale sono state create: la rumorosa “Sing! Captain”, “Dead + rural” con la sua drum machine a dominare l’andatura elettro-rock e “Dumb animals” nelle sue cupe melodie. In alcuni casi possiamo ascoltare anche traiettorie melodiche memori di band come gli Eels come nel caso di “Cannot get starded”.
Chiude il cerchio, “The radio’s hot sun”, la cui particolarità risiede nell’inconsueta assenza della batteria elettronica, conquistandosi la scena attraverso il solo utilizzo della chitarra a supportare la voce.
Un album piacevole che merita tutta l’attenzione possibile.


Condividi:


Track List:

  • What we had|
  • Hearts of iron|
  • Handsome Furs hate this city|
  • Snakes on the ladder|
  • Cannot get starded|
  • Sing! Captain|
  • Dead + rural|
  • Dumb animals|
  • The radio’s hot sun

http://www.protosound.net Marte Live A Buzz Supreme Pyxel.it Mk Records