Ci sono cose da dire ascoltando questo disco ed è buon segno. Perché “Rosa dalla faccia scura”, secondo album dei milanesi Guignol, dietro la regia di Giancarlo Onorato, è un disco che esprime vero pathos artistico, voglia di essere piccola esperienza memorabile. Nel farlo mette in mostra un’altra caratteristica: somiglia poco ad altro di circostante. Colore e potere stringono narrazioni e storie messe in fila da un collante vivido, dove il suonato è suonato con mani e voce, senza il plastificato digitale o una carezza analogica. Ancora grande musica d’autore, dove vengono lasciate venire a galla sedimentazioni di un rock che scandaglia nuove interpretazioni e di un blues metropolitano che fornisce anima e spirito a ombre luminose.
“Rosa dalla faccia scura” ha un carattere ruvido, poroso, velatamente spleen in tutte le undici atmosfere che lo abitano. La voce narrante di Adduce è di quel passionale maudit e distante, rabbioso nell’intimo; gli arrangiamenti corposi e indolenti nell’uso di glockenspiel e organi, calibrati in soluzioni empiriche di drums, intensi nei turns chitarristici esplodono senza rumore gratuito, disegnando con calligrafia elettrica tormenti e beatitudini come in certe foschie di Cesare Basile, tra l’altro ospite del disco.
I Guignol, Pier Adduce voce e chitarra, Alessandro Zuccolotto basso, Alberto De Marinis chitarre e Fabio Gallarati al piano, organo e chitarre, inseguono demoni inquieti dentro ballate storte, viscerali, nelle quali mordono inquietudini e disagi, tanto da palesarsi l’ombra allungata di un Nick Cave come diavolo propiziatorio (“Il sole rosso”), stati comiziali deliranti (“La fuga”) con il tocco spasimante di Cambuzat, l’esplosione nevrotica agli stilemi familiari (“Famiglie”) e tante altre forze crude che si attorcigliano come un filo di matassa di pece in questa bella conferma discografica, in questo ulteriore gioiello che brilla come una perla nera negli alti stati dell’undeground italiano.
“Rosa è giovane di indocile sfrontatezza, dolce e ruvida, meticcia e tzigana / Rosa è scura di esistenze raminghe, con addosso i segni dei passaggi attraverso i luoghi e i conflitti di ogni tipo / Rosa è la brezza tesa di altri luoghi, tempi e culture, soffiante sui miasmi di un Paese in caduta libera/”. È un disco di piacevolissimo ascolto, di lunghissimo consumo, di contemplazione e di accelerate frenesie. Un disco che è arrivato per restare.
Track List: