I gatti, si sa, sono creature scaltre, randage e nobili, pigre ed agili. Stesse caratteristiche le ha questo dischetto degli italo-francesi Grimoon: nove pezzi, per una mezz’ora di musica, dalle movenze appunto feline che catturano per come riescono a stare in equilibrio tra il sornione e l’arguto.
Alla seconda prova la band, guidata da Alberto Stevanato (voce, chitarra, xilofono, sega) e Solenn Le Marchand (voce, synths, fisarmonica), riesce a concretizzare la propria attitudine video-musicale in una scaletta che coniuga folk e indie-pop, canzone d’autore retrò e slanci da orchestrina rock.
La piccola impresa riesce grazie ad un’attitudine solo in parte flemmatica: i pezzi vengono lasciati a miagolare tra gli echi di una sega, di una fisarmonica e di un synth vintage per poi prendere uno slancio collettivo, come se il loro richiamo avesse improvvisamente radunato altri gatti, pronti a scorazzare sui tetti. Oltre al sestetto originario, partecipano al disco Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Marta Collica, alcuni Mariposa, Thibaut Derien e Giovanni Ferrario (quest’ultimo anche alla produzione).
Insomma, una vera e propria compagnia di gatti, di quelli che se ne stanno rannicchiati in un vicolo e che, quando passi di lì, ti puntano contro gli occhi.
Hanno le unghie questi Grimoon, come dimostrano nell’accattivante manifesto indie-rock di “La compagnie des chats noirs”, poi ripreso pure in italiano, e nella spigliata “Julie court”, ma sanno fare anche le fusa con alcune ballate dall’amplomb francese, un po’ Yann Tiersen e un po’ Francoiz Breut. Le cose migliori quando si muovono nell’ombra, come in “Voyage en solitaire”, ma è chiaro che vogliono uscire allo scoperto e che sono pronti a graffiare, come quando non si astengono dall’usare testi (neanche tanto) metaforici per lanciare critiche ed invitare a non stare zitti.
Chiude il “Circo Funambules”, che sembra una buffa storia da teatrino e che invece è il pretesto per cantare ironicamente la condizione tragica degli artisti.
Ruffiani finchè volete i gatti, ma bisogna riconoscere loro una certa classe anche quando si trovano a vivere in periferia.
Track List: