27/11/2006 | di Christian Verzeletti
“Personally I hate all of these reunions”, dichiara Dan Stuart tra gli stralci di interviste allegati a questo cd + dvd dal vivo.
Certo, non erano molte le speranze di vedere i Green On Red di nuovo insieme su un palco: Chuck Prophet ha in corso una carriera solista, Chris Cacavas si sposta continuamente da Tucson a Berlino tra dischi suoi e altrui, mentre Jack Waterson salta da una band all’altra nella zona di Los Angeles. Quanto al cantante Dan Stuart, si è da tempo ritirato dalle scene. Ma allora cosa ha spinto i quattro a riunirsi?
Inizialmente la volontà di ricordare Alex MacNicol, primo batterista della band, scomparso nel 2004, e poi, una volta scattata la scintilla, il desiderio di tornare a suonare quel rock’n’roll che solo insieme erano riusciti ad innescare.
Così prima si sono dati appuntamento per uno show nella “loro” Tucson, immortalato in questo live, e poi si sono avventurati in una manciata di date che li ha visti passare anche dall’Italia.
Non si sa se da questa rimpatriata scaturirà dell’altro, ma l’occasione è buona per tornare a parlare dei Green On Red e soprattutto per vederli in azione dal vivo.
Registrato nell’aprile 2005, “Valley fever” ci restituisce una band in forma: sorprende soprattutto Dan Stuart, che, per uno che si è astenuto dal rock da tempo immemorabile, offre una prestazione più che buona.
Sul palco del Rialto la band ricrea quel suono precario e pericoloso che per esempio agli Stones non riesce più: chitarre in bilico tra Rolling Stones e Crazy Horse e tastiere impastate di una vaga psichedelia californiana sono una formula ancora oggi personale.
Sin dall’attacco di “Death and angels” i Green On Red giocano con il tempo che passa impietoso e ne escono vincitori: non mettono a segno colpi clamorosi, ma “Hair of the dog” è un rock’n’roll ancora bastardo e randagio, mentre “Cheap wine” e “Gravity talks” sono canzoni che band come i Drive-by Truckers possono solo sognarsi.
La qualità delle immagini non è purtroppo al massimo della professionalità (durante “Fadin away” le riprese vengono addirittura interrotte!), ma tra ballate aspre e qualche accelerazione ruvida la scaletta è più che all’altezza.
Fondamentali sono ancora la chitarra aguzza di Chuck Prophet e l’organo di Chris Cacavas: non a caso le cose migliori vengono da “The drifter” suonata praticamente in medley con una “Sea of Cortez”, che non può non ricordare “Cortez the killer”, e da “Clarkesville” che vede Prophet saltare sul palco felice come un ragazzino.
Sarà anche una reunion, ma a confronto con i Green On Red tanto rock cosiddetto di provincia e di confine appare come una cartolina per turisti.
Track List: