Goshen - Lioness

Goshen

Lioness

2007 - Frogville Records

03/09/2007  |  di Christian Verzeletti

Goshen è la terra in cui gli Ebrei rimasero per circa quattro secoli prima di iniziare il loro viaggio verso la Terra Promessa. La band di Grant Hayunga ci ha messo invece sette dischi per stabilirsi su un territorio che è bagnato più dal Delta del Mississippi che da quello del Nilo.
Di questo lungo viaggio “Lioness” suona come un nuovo punto di partenza, primo perché i Goshen sono stati finora ignorati e secondo perché è un lavoro che riesce a catalizzare ascendenze (e discendenze) rock-blues in una forma spiritata di cui nei precedenti cd c’era solo qualche presagio.
In una cinquantina di minuti queste canzoni vi trascinano su una terra spiritata in cui bene e male, salvezza e dannazione ancora si contendono il possesso delle (poche) anime che qui vivono. Pezzi come “Don´t know your name” e “To begin again” prendono il southern-blues per i capelli e lo portano di forza nel New Mexico, in quel di Santa Fe, dove la natura da sempre combatte silenziosamente contro il deserto.
Una voce sofferta, a tratti dylaniata, e una chitarra spesso slide rilasciano parti incredule, tormentate persino nelle ballate. L’organo è un appiglio a cui il canto non sembra far caso, nonostante il baratro della perdizione sia sempre ad un passo.
Ci sono solo dieci canzoni in questo dischetto, ma il fervore con cui sono suonate va oltre l’aspetto quantitativo e commerciale del music business: i Goshen tirano dritti per la loro strada dedicandosi con chitarre ed organo ad attività che il mondo di oggi tende a considerare sorpassate. E che invece in “Jackrabbit” e “They grew wild for you” hanno ragione eccome di esistere, a prescindere che siano in tanti o in pochi quelli che andranno a cercarseli dopo il nostro approfondimento.
Non potranno mai essere una novità i Goshen, perché affrontano la musica con una dedizione religiosa, lontana mille miglia dal potersi e volersi vendere, e perché nel loro suono compaiono i fantasmi di classici come Neil Young o, ancora più indietro nel tempo, dei padri del blues.
Eppure nei loro pezzi, anche in quelli più solitari e abbandonati, si sentono voci che parevano dimenticate e che tentano di tornare in vita a tutti i costi. “Hear the voices” canta Hayunga in “gun blue” e lo fa con una tensione che ipnotizza anche nelle pause delle tracce più lente. Come nei suoi quadri (www.hayunga.com), mette di fronte ad un paesaggio spoglio in cui sono rimaste poche forme che continuano a sopravvivere legate ossessivamente al loro ideale.
Noi siamo rimasti ben impressionati dal tiro essenziale di questo trio. Ve li abbiamo messi in copertina e, se volete saperne di più, vi abbiamo dedicato anche uno speciale: in the Land of Goshen


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Track List:

  • Don´t Know Your Name|
  • Jesus Loves a Jezebel|
  • Gun Blue|
  • To Begin Again|
  • Son of a Gun|
  • Jackrabbit|
  • They Grew Wild For You|
  • Cloudy Minds|
  • Hate To Say Goodnight|
  • Morning Light

Goshen