Gomez - Split the difference

Gomez

Split the difference

2004 - Virgin

17/08/2004  |  di Christian Verzeletti

Tanto avevano entusiasmato in precedenza, tanto i Gomez sembrano con questo disco volersi accontentare.
Se “Bring it on”, “Liquid skin” e “In our gun” proponevano un rock carico di effetti elettronici, di trovate bizzarre, quasi psichedeliche, questo “Split the difference” si accomoda invece su un suono meno fantasioso e più diretto. Ne è uscito il lavoro forse più omogeneo della band, ma di sicuro anche il meno interessante: mancano proprio quei frammenti imprevedibili, quegli schizzi di colore che frantumavano le canzoni con accostamenti a sorpresa.
Rimane l’approccio godibile e libero della band, che rende le canzoni piacevoli e ben tirate: i Gomez continuano a proporre un frullato degli ultimi trent’anni di musica (inglese / americana), ma lo fanno senza aggiungere quegli ingredienti improbabili, che nessuna ricetta consiglierebbe, ma che loro riuscivano ad amalgamare con naturalezza.
Canzoni come “We don´t know where we´re going” e “Extra special guy” non si possono dire lineari, ma è come se la band avesse smesso quella pittura a macchie che aveva reso tanto particolari i dischi precedenti. “Split the difference” è un buon lavoro, suonato con mestiere: passa dal garage al punk, dalla West Coast al rock-blues, dal folk al pop senza concettualismi, con tanta voglia di suonare e di divertire.
Ancora più che in passato, i Gomez hanno fatto un disco per divertirsi, per giocare con la musica, solo che lo hanno concluso prima di cominciare a mutare il DNA delle canzoni: è come se stavolta avessero voluto provare a fare un disco più rock e se ne fossero ritenuti soddisfatti per via degli arrangiamenti e delle ritmiche serrate, ma questo non basta a fare di “Split the difference” un album degno di nota, perché i brani non sono eccelsi e non possiedono quella carica wild che un disco deve avere per suonare davvero rock.
A questo proposito per esempio “Me, you and everybody” e “Where ya going?” sarebbero stati dei grandi pezzi in mano ai Pearl Jam, così come altrove fanno capolino le vaghe ombre dei Kinks, dei Beatles e di Tom Waits, senza i necessari guizzi.
Per di più i Gomez hanno confezionato un lavoro lungo e gonfio, con i bassi spesso carichi di fuzz e le chitarre che tendono ad un suono indie, ma “Split the difference” rimane solo uno dei tanti dischi rock usciti quest’anno: accattivante quanto basta, suona moderno e revival come richiedono i tempi, ma non è un album da ricordare, nemmeno nella discografia della band.
Una nota di merito solo per la conclusiva “There it was”, all’apparenza il pezzo più semplice del disco, voce, arpeggio, piano e contrabbasso, ma con il giusto tocco e con dentro quel gran soul che manca al resto del lavoro.


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Track List:

  • Do one|
  • These 3 sins|
  • Silence|
  • Me, you and everybody|
  • We don´t know where we´re going|
  • Sweet Virginia|
  • Catch me up|
  • Where ya going?|
  • Meet me in the city|
  • Chicken out|
  • Extra special guy|
  • Nothing is wrong|
  • There it was

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