Un disco dal vivo dei Gomez fa notizia, perché la band di Liverpool rimane uno dei pochi gruppi degli ultimi anni capaci di far scintille dal palco. Questo nonostante il calo avvertito nelle loro prove in studio, soprattutto nel trascurabile “Split the difference”.
A rendere la notizia ancora più appetibile c’è poi il fatto che “Out West” è la prima uscita ufficiale della ATO Records, etichetta fondata da Dave Matthews e a cui tra gli altri oltre ai Gomez hanno aderito David Gray, Gov’t Mule, North Mississippi All Stars, My Morning Jacket. Oltre ad una serie di downloads di questi artisti, la ATO ha cominciato a pubblicare proprio con questo doppio disco dal vivo (la prossima release sarà il nuovo album di David Gray).
Registrato al Fillmore di San Francisco, “Out West” è il primo live dei Gomez e conferma tanto i pregi quanto i limiti che abbiamo avuto modo di riscontrare finora nella musica di questo quintetto.
Due cd: uno spettacolo divertente e colorato, carico di un rock moderno e spumeggiante, con un paio di cover di Tom Waits e di Nick Drake che incuriosiscono al punto giusto. I Gomez suonano come sanno, mescolando le loro ascendenze britanniche con il rock americano. Con l’aggiunta di Dajon Everett alle tastiere e alle percussioni, si divertono ad accennare qualche jam, a calpestare l’indie-rock e a giocare con il noise: cercano di provocare l’attenzione del pubblico ma anche di ricevere delle conferme ed in questo sembra emblematica la scelta di un luogo storico come il Fillmore di San Francisco.
Di conferme ne ottengono soprattutto grazie a qualche vecchio cavallo di battaglia e a certi passaggi in cui attaccano gli strumenti come fossero i Pearl Jam o i Morphine in una versione più radiofonica. Da segnalare il medley di “Black Eyed Dog” con una “Free to run” che suona come la loro “Hunger strike”.
I limiti emergono invece da qualche calo di tensione e da una mancanza di peso in alcune interpretazioni, difetti che si possono riscontrare in molti gruppi in cui il canto è affidato a più di una voce: da sempre nei Gomez si alternano Ben Ottewell, più corposo e rock, Ian Ball e Tom Gray, questi ultimi più ammiccanti verso l’indie e il Brit-pop. Anche in questo caso a convincere e a rimanere di più sono le tracce cantate da Ottewell, mentre, per quanto siano apprezzabili e suonati, pezzi come “Nothing is wrong” non riescono a lasciare un segno. Non tutto è da imputare al canto, perché è nella natura dei Gomez intrattenere e stuzzicare con un suono che è un frullato del rock degli ultmi anni: noi rimaniamo convinti che potrebbero ottenere risultati più costanti come già hanno fatto in passato.
Questo live li vorrebbe mostrare come dei pistoleri con tanto di cinturoni e sombreri, pronti a conquistare l’America.
Ci sembra più veritiera invece l’immagine sul retro del cd in cui i cinque paiono un gruppo di studenti universitari. Ora terribilmente seri e coscienti di ciò che suonano, ora desiderosi di far tendenza e di apparire cool.