Golden Smog - Another fine day

Golden Smog

Another fine day

2006 - Lost Highway

21/11/2006  |  di Christian Verzeletti

Si fa presto a dire che i Golden Smog sono un supergruppo e che, come tale, hanno pubblicato quattro dischi in quasi quindici anni. Per forza di cose vivono di ritagli di tempo, quelli che si possono concedere Gary Louris, Mark Perlman e Kraig Johnson (Jayhawks), Jeff Tweedy (Wilco), Jody Stephens (Big Star), Dan Murphy (Soul Asylum), a cui stavolta si è unita anche Linda Pitmon (Steve Wynn).
Tutti insieme sono una bella congrega di personaggi a cui la musica frulla in testa senza pausa, al punto che alcuni di loro inseguono più di un progetto.
Quello che però distingue i Golden Smog da molte altre band, che tornano ciclicamente riunendo i propri pezzi da entità disparate, è lo sguardo o, se volete, la visione che traspare da questo loro disco (più che dai precedenti).
Certo, nelle loro canzoni potete riconoscere tracce dei Wilco e dei Jayhawks, influenze dei Kinks e della West-Coast, un country mai del tutto sopito, slanci ruvidi che ricordano il Paisley Underground e deviazioni che rimandano ai Beatles più sperimentali e chissà quanto ancora: se avete tempo, c’è da perdersi in questo gioco eterno, ma il pregio di questo album è che si può e si deve ascoltare come un tutt’uno.
Pare infatti che la band si sia riunita all’istante dopo un tentativo di Perlman di registrare “Corvette” e che tutti si siano prodotti in una serie di sessions prima in Spagna e poi a Minneapolis, fulminati dal suono e dalla bontà delle canzoni.
Con un pop-rock molto suonato i Golden Smog riescono ad offrire quelli che sembrano gli ultimi bagliori di un giorno che tramonta su un mondo desolato. I loro sono lampi che scaturiscono da un cielo fosco: non solo canzoni, ma anche echi e code strumentali che salgono da una città lontana osservata dall’alto.
Tanti i brani che colpiscono: dall’accoppiata iniziale tra la title-track e “You make it easy” ai duetti tra Louris e Tweedy fino alla manciata di ballate conclusive che crescono espandendosi su fiati, synth, wurlitzer, mellotron e qualche vibes. Ci sono poi momenti rock tirati come l’attacco di “Corvette” e particolari preziosi come i giochi di omnichord, gli interventi di e-bow, di farfisa e numerose armonizzazioni.
Tanta varietà non va a discapito dell’immediatezza e in questo sembra contare molto la lezione dei Beatles, che non bisognerebbe mai smettere mai di ringraziare per “A day in the life”, e dei Kinks, di cui non a caso viene reinterpretata “Strangers”.
Importante soprattutto il lavoro di Louris, Perlman, Tweedy e Stephens, ma più che uno sfogo alla deludente reunion dei Big Star, al meritato riposo dei Wilco e alla sospetta pausa di riflessione dei Jayhawks, “Another fine day” indica una sua via lungo la quale è possibile balzare dai Seventies al nuovo millennio sfiorando soltanto i suoni degli ultimi anni, lasciati a fumare dalle loro ceneri.
Quella dei Golden Smog è una lezione di pop-rock, da vero supergruppo.


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Track List:

  • You Make It Easy|
  • Another Fine Day|
  • 5-22-02|
  • Long Time Ago|
  • Corvette|
  • Beautiful Mind|
  • Listen Joe|
  • Cure For This|
  • Hurricane|
  • Strangers|
  • Frying Pan Eyes|
  • Gone|
  • Never Felt Before|
  • I Can|
  • Think About Yourself

Golden Smog



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